Il viaggio del principe Reza Pahlavi in Belgio a novembre è diventato un terreno di scontro politico a Bruxelles. Il partito liberale francofono MR, guidato da Georges-Louis Bouchez, aveva proposto di invitarlo ufficialmente alla Camera dei rappresentanti belga, ma dopo una raccomandazione prudente del ministro degli Esteri Maxime Prévot l'incontro ufficiale del 5 novembre 2026 è stato annullato. Nei giorni precedenti la decisione, diverse associazioni iraniane avevano chiesto il ritiro dell'invito e una lettera aperta coordinata da Pierre Galand, ex senatore belga, aveva sollecitato il governo a sconsigliare l'accoglienza del principe. Ciononostante, il ministro della Difesa belga Theo Francken lo ha invitato a tenere un discorso il 6 novembre 2026 all'Accademia militare reale, e il principe Reza Pahlavi ha accettato l'invito.
Secondo la valutazione degli analisti di DIAR, tra le voci che si sono opposte all'invito, la più rumorosa è stata quella della corrente legata all'Organizzazione dei Mojahedin del popolo (MEK) e al Consiglio nazionale della resistenza iraniana (CNRI). Uno dei siti web di questo consiglio negli Stati Uniti, in un articolo sull'invito del parlamento belga, ha definito il principe una figura mediatica e non un leader dell'opposizione. Questa opposizione solleva una domanda semplice: con quale passato un'organizzazione che si presenta come l'alternativa democratica giudica la legittimità degli altri?
La rivoluzione ideologica del 1985 e il controllo sulla vita dei membri
Nel 1985 la dirigenza del MEK proclamò quella che chiamò «rivoluzione ideologica». Nel corso di questa, Maryam Azodanlu si separò dal marito Mehdi Abrishamchi, uno dei membri di vertice dell'organizzazione, sposò Massoud Rajavi, il leader dell'organizzazione, e arrivò ad affiancarlo alla pari nella leadership. Abrishamchi non solo non lasciò l'organizzazione, ma rimase per anni tra i suoi esponenti di spicco. Questa vicenda segnò l'inizio di un processo che negli anni successivi portò alla separazione forzata delle coppie, all'affidamento dei figli dei membri ad altri e al controllo totale della vita privata dei membri nelle basi in Iraq.
Un rapporto del 2009 della RAND Corporation su Camp Ashraf ha descritto la struttura dell'organizzazione con le caratteristiche di una setta: controllo dei matrimoni e delle relazioni dei membri, sedute di confessione obbligatorie e isolamento dalle famiglie. Anche Human Rights Watch, in un rapporto del 2005, ha riferito le testimonianze di ex membri su maltrattamenti e prigioni interne all'organizzazione.
La collaborazione con Saddam e la guerra contro l'Iran
Il passato politico del MEK non è separabile dal suo passato interno. Durante la guerra Iran-Iraq l'organizzazione si stabilì in territorio iracheno e combatté contro l'Iran con il sostegno del governo di Saddam Hussein. Nel luglio 1988, pochi giorni dopo l'accettazione del cessate il fuoco, le forze dell'organizzazione attaccarono l'Iran occidentale con il supporto aereo iracheno. Per molti iraniani questa collaborazione con un esercito che bombardava le città iraniane è impossibile da dimenticare.
È naturale che un'organizzazione con un simile passato non abbia una base tra il popolo iraniano. È per questo che la sua forza si vede soprattutto nell'attività di lobbying nei parlamenti occidentali e nel conquistare il sostegno di figure come l'ex primo ministro belga Guy Verhofstadt, che da anni partecipa ai raduni del Consiglio nazionale della resistenza e ha sostenuto il programma di Maryam Rajavi.
Perché l'invito al principe è una minaccia per questa corrente
Negli ultimi mesi, dalla rivolta di dicembre-gennaio alle scritte «Javid Shah» (Viva lo scià) sui muri delle strade iraniane, il nome del principe Reza Pahlavi è diventato all'interno del paese il punto di convergenza degli oppositori della Repubblica islamica. Gli inviti che gli rivolgono parlamenti e governi europei riconoscono questa realtà anche sulla scena internazionale e mettono in discussione la posizione che il MEK ha cercato per decenni di conquistarsi con il lobbying in Europa.
Secondo la valutazione degli analisti di DIAR, l'annullamento dell'incontro ufficiale al parlamento belga, più che un segno di debolezza della posizione del principe, dimostra che il sostegno internazionale nei suoi confronti è diventato così serio da spingere i suoi oppositori a uno sforzo coordinato. Anche la cautela conservatrice del ministero degli Esteri belga non è estranea a questa sensibilità.
Conclusione
L'opposizione all'invito del principe Reza Pahlavi da parte di una corrente che ha messo la vita privata dei propri membri nelle mani della dirigenza e che in guerra si è schierata al fianco dell'esercito di Saddam è, prima di tutto, una prova per l'opinione pubblica europea. La domanda principale per i rappresentanti europei è quale voce abbia radici nella società iraniana; il discorso del 6 novembre 2026 all'Accademia militare reale di Bruxelles è un'occasione perché quella voce sia ascoltata senza intermediari.
L'opposizione del MEK all'invito del principe Reza Pahlavi è il segno che il sostegno dell'Europa nei suoi confronti è diventato serio.

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