lunedì 19 ottobre 2026
Invia un link

Raccolte fondi in nome della rivoluzione: la trasparenza è la condizione per mantenere la fiducia degli iraniani

Analisi di DIAR: raccogliere denaro in nome della rivoluzione nazionale dell'Iran senza revisione dei conti e senza rendiconti pubblici logora la fiducia degli iraniani e giova soltanto alla Repubblica islamica.

Raccolte fondi in nome della rivoluzione: la trasparenza è la condizione per mantenere la fiducia degli iraniani

Ogni grande trasformazione politica ha bisogno di denaro, e dove circola molto denaro c'è anche il rischio di abusi. La rivoluzione nazionale dell'Iran non fa eccezione. Nei mesi successivi alla rivolta del mese di Dey (dicembre-gennaio) e alla guerra, tra gli iraniani all'estero sono state avviate numerose campagne per aiutare i feriti, le famiglie dei caduti, i prigionieri politici e i media di nuova fondazione. Secondo la valutazione degli analisti di DIAR, il nodo centrale non è il denaro in sé, ma la fiducia che sorregge la speranza degli iraniani nella libertà e che ogni campagna opaca danneggia.

Perché la trasparenza finanziaria è una questione politica

Gli iraniani che inviano denaro per un ferito della rivolta, per una famiglia in lutto o per un progetto mediatico, in realtà ripongono la propria fiducia nella rivoluzione nazionale dell'Iran. Quando non si chiarisce che fine abbia fatto quel denaro, il danno non si limita alle tasche dei donatori: si spezza la fiducia pubblica nell'intero movimento. Un donatore ingannato una volta non aiuterà la prossima volta nemmeno il connazionale più bisognoso.

Questo scetticismo è esattamente ciò che l'apparato propagandistico della Repubblica islamica cerca di costruire da anni: l'immagine di un'opposizione che, a suo dire, è «attaccata al denaro» e «frammentata». Ogni campagna priva di rendicontazione fornisce materia prima a questa narrazione. Peggio ancora, poiché la maggior parte di queste campagne viene promossa in nome del principe Reza Pahlavi o con la sua immagine e il suo nome, il discredito causato da poche persone ricade sulla guida della rivoluzione, una guida che in quelle campagne non ha avuto alcun ruolo.

Il precedente: i fondi che non hanno risposto

L'esperienza degli anni passati dimostra che questa preoccupazione non è infondata. In momenti diversi, fondi creati online per sostenere gli scioperi, avviare un canale televisivo o aiutare i danneggiati hanno raccolto denaro, e poi o non è stato pubblicato alcun rendiconto chiaro delle spese oppure i gestori hanno litigato per i soldi. Ogni volta è rimasto solo il dubbio dell'opinione pubblica, non il canale televisivo né l'aiuto promesso.

Un altro aspetto è il passato politico di chi gestisce le campagne. Chi raccoglie denaro tra gli iraniani deve chiarire dove si è collocato in passato, con quali gruppi ha lavorato e con chi collabora oggi. La rivoluzione nazionale dell'Iran ha confini chiari: i legami con l'organizzazione dei Mojahedin del popolo (MEK) o con gruppi separatisti sono incompatibili con l'ideale di un Iran libero, unito e democratico, e gli iraniani hanno il diritto di conoscere questi legami prima di donare. Non molto tempo fa, le voci diffuse su un dissidio nel campo del principe Reza Pahlavi hanno mostrato come ogni ambiguità diventi uno strumento contro la rivoluzione.

Criteri per un aiuto consapevole

Secondo la valutazione di DIAR, alcuni semplici criteri possono proteggere i donatori dagli abusi:

  • Ente registrato: donare a un'organizzazione registrata come ente benefico o senza scopo di lucro in un paese democratico, con conti soggetti alla legge, è molto più sicuro che donare a un conto personale.
  • Rendiconto delle spese: la campagna deve dire prima di iniziare per che cosa verrà speso il denaro e, a conclusione, pubblicare il rendiconto delle spese e le ricevute.
  • Tetto e termine chiari: una campagna che raccoglie molte volte l'obiettivo dichiarato e resta aperta deve spiegare dove va l'eccedenza.
  • Passato di chi gestisce: il percorso politico e professionale di chi amministra il denaro, compresa l'eventuale collaborazione passata con media di regime o con gruppi contrari all'integrità dell'Iran, deve essere chiaro ai donatori.
  • Verifica indipendente: l'affermazione di aver fatto arrivare aiuti all'interno dell'Iran deve poter essere verificata, nei limiti in cui la sicurezza dei destinatari lo consente.
Una vecchia cassetta per la raccolta di offerte benefiche accanto alla spiaggia di Bexhill, in Gran Bretagna
Una vecchia cassetta per la raccolta di offerte benefiche accanto alla spiaggia di Bexhill, in Gran Bretagna

La fiducia, capitale della rivoluzione

Negli ultimi mesi la rivoluzione nazionale dell'Iran ha raccolto un ampio sostegno: dal sostegno di migliaia di medici e prigionieri politici al principe Reza Pahlavi alle grandi manifestazioni degli iraniani nelle città di tutto il mondo. Questo capitale sociale è il bene più prezioso del movimento e non deve essere sacrificato a campagne opache.

Chiedere che fine facciano i soldi non è ostilità verso gli aiuti né un modo per seminare discordia; fa parte della stessa cultura della responsabilità per la quale gli iraniani lottano contro la Repubblica islamica. Un movimento che promette l'Iran di domani su basi di legalità e trasparenza deve rispettare oggi questi stessi criteri al proprio interno. Chiunque raccolga denaro in nome della rivoluzione deve essere pronto a risponderne.

La trasparenza finanziaria nelle campagne di raccolta è la condizione per mantenere la fiducia degli iraniani nella rivoluzione nazionale, e ogni ambiguità giova soltanto alla Repubblica islamica.

0
Per commentare accedi o registrati.

Nessun commento ancora. Sii il primo.