Sun Lei, vice rappresentante permanente della Cina presso le Nazioni Unite, ha chiesto venerdì 23 ottobre 2026, durante una sessione dell'Assemblea generale dell'ONU dedicata al rapporto annuale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, di fermare l'esame del dossier nucleare della Repubblica islamica al Consiglio di sicurezza e all'AIEA. Ha sostenuto che la validità della risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza, base giuridica dell'accordo nucleare JCPOA, è giunta al termine.
Il rappresentante cinese ha detto inoltre che il direttore generale dell'AIEA dovrebbe smettere di presentare rapporti su questo dossier e che la controversia sul programma nucleare della Repubblica islamica va risolta solo per via diplomatica. Secondo lui, pressioni, sanzioni e forza non fanno che aumentare la tensione. Allo stesso tempo ha affermato che Teheran, in quanto membro del Trattato di non proliferazione nucleare, deve restare fedele al proprio impegno a non costruire armi atomiche.
Lo scontro sul meccanismo di snapback
La posizione di Pechino è in contrasto con quella degli Stati Uniti e di tre paesi europei, Francia, Germania e Regno Unito. Il 28 agosto 2025 questi tre paesi hanno attivato il meccanismo di snapback, citando la violazione sostanziale degli impegni del JCPOA da parte della Repubblica islamica, e le sanzioni dell'ONU sono tornate in vigore il 27 settembre 2025. Secondo Washington e l'Europa, proprio questo processo ha mantenuto il dossier nucleare della Repubblica islamica nell'agenda del Consiglio di sicurezza. Cina e Russia non riconoscono la validità giuridica del meccanismo di snapback.
Il 9 settembre 2026 il Consiglio dei governatori dell'AIEA, con 23 voti a favore, tre contrari (Cina, Russia e Niger) e otto astensioni, ha segnalato al Consiglio di sicurezza l'inadempienza della Repubblica islamica agli obblighi di salvaguardia. L'AIEA afferma che da oltre un anno non riesce a verificare le scorte di uranio arricchito della Repubblica islamica e non ha accesso ai suoi impianti.
Lo scudo diplomatico di Pechino per Teheran
La richiesta della Cina arriva mentre gli osservatori internazionali non hanno un quadro chiaro della sorte dell'uranio altamente arricchito della Repubblica islamica. Fermare i rapporti dell'AIEA metterebbe di fatto fuori uso l'unico strumento di controllo mondiale su queste scorte. Questa posizione, insieme al crescente avvicinamento tra Mosca e Teheran, compreso l'imminente viaggio di Masoud Pezeshkian a Mosca per incontrare Vladimir Putin, mostra che la Repubblica islamica, di fronte alla pressione occidentale, si affida più che mai al sostegno diplomatico di Cina e Russia.
La Cina ha chiesto la fine del controllo dell'AIEA su un dossier che l'Agenzia da oltre un anno non riesce a verificare.

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