sabato 24 ottobre 2026
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Dal 7 ottobre all'8 gennaio: le forze per procura della Repubblica islamica sui due lati di un'unica repressione

Analisi di DIAR: le notizie di milizie irachene nella repressione della rivolta di Dey mostrano che la rete per procura della Repubblica islamica è usata contro gli iraniani quanto nella regione.

Perché conta: Se forze straniere hanno partecipato alla repressione della rivolta di Dey, l'accusa di «agenti stranieri» del regime si ribalta e si apre la via a un perseguimento internazionale.

Dal 7 ottobre all'8 gennaio: le forze per procura della Repubblica islamica sui due lati di un'unica repressione

Per quattro decenni la Repubblica islamica ha costruito nella regione una rete di gruppi armati chiamandola «Asse della resistenza». L'attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 è stato un chiaro esempio del funzionamento di questa rete oltre i confini. Resoconti pubblicati tra la fine di dicembre 2025 e il gennaio 2026 mostrano che la stessa rete è stata portata anche nelle strade dell'Iran nei giorni della rivolta di Dey, compreso l'8 gennaio. Questa analisi cerca di accostare le due immagini e di mostrare perché, per capire la repressione in Iran, bisogna guardare alla natura transnazionale di questo regime.

Le notizie sulle milizie straniere nella repressione della rivolta di Dey

Nei primi giorni della rivolta di Dey 1404 sono emerse notizie secondo cui circa 800 membri di milizie sciite irachene, di gruppi come Kataib Hezbollah, Nujaba, Sayyid al-Shuhada e l'Organizzazione Badr, erano entrati in Iran dai valichi di Shalamcheh, Chazabeh e Khosravi con il pretesto di un pellegrinaggio a Mashhad e, dopo essersi radunati in una base ad Ahvaz, erano stati inviati in varie città. Una fonte della sicurezza irachena ha poi detto alla CNN che nelle settimane precedenti quasi cinquemila miliziani iracheni erano andati in Iran. Un altro resoconto ha parlato di reclutamenti con una paga di 600 dollari e del passaggio di oltre 60 autobus alla frontiera fino all'11 gennaio.

Anche Iran Human Rights ha riferito, citando fonti, che in alcune città le forze della repressione non conoscevano il persiano, e un testimone a Karaj ha detto che gli agenti parlavano arabo. Nello stesso periodo il governo statunitense ha avvertito la Repubblica islamica contro l'uso di milizie straniere contro i manifestanti, e il 26 gennaio Kataib Hezbollah ha chiesto apertamente alle sue forze di prepararsi a difendere la Repubblica islamica. Il consigliere per la sicurezza del primo ministro iracheno ha definito queste notizie «fuorvianti». Il numero esatto di queste forze non è ancora stato confermato in modo indipendente, ma l'ampiezza e la coerenza delle notizie da fonti diverse non si possono ignorare.

Una rete, due fronti

Secondo la valutazione degli analisti di DIAR, accostare il 7 ottobre all'8 gennaio è più di un paragone propagandistico. La logica è la stessa: un regime che non trae la propria legittimità dal popolo si appoggia a forze la cui lealtà non va alla nazione iraniana, ma alla sua struttura ideologica e finanziaria. Lo stesso denaro e le stesse armi che per anni sono passati dalla tavola degli iraniani a Hamas, Hezbollah e alle milizie irachene sono tornati nel giorno della crisi per reprimere quegli stessi iraniani.

Questo schema non è nuovo. DIAR aveva già scritto che la Repubblica islamica ha affidato la propria sopravvivenza all'intimidazione dei manifestanti di Dey e che chi per quattro decenni ha pagato l'Asse della resistenza con la tavola degli iraniani applica ora un doppio standard. La presenza di forze non iraniane nelle strade dell'Iran è l'ultimo anello di questa catena: l'esercito ideologico transnazionale creato per «esportare la rivoluzione» è diventato uno strumento per tenere in piedi il regime contro la nazione.

Che cosa significa per la rivoluzione nazionale iraniana

Primo, questo fatto ribalta il racconto del regime che chiama i manifestanti «agenti stranieri»; la forza straniera nelle strade di Dey erano le milizie portate dal regime stesso. Secondo, il caso della repressione della rivolta di Dey non è solo interno e chiama in causa gruppi presenti nelle liste terroristiche dei Paesi occidentali; ciò è importante per il perseguimento giudiziario dei crimini nelle sedi internazionali. Terzo, mostra che la base sociale del regime è così logorata da aver bisogno di forze importate per reprimere.

Anche per la comunità internazionale il messaggio è chiaro: la minaccia che il mondo ha visto il 7 ottobre e l'oppressione che gli iraniani hanno vissuto l'8 gennaio vengono da un'unica fonte. La fine della Repubblica islamica è una soluzione comune sia per la sicurezza della regione sia per la libertà degli iraniani.

Le milizie che la Repubblica islamica ha costruito per la regione con il denaro degli iraniani sono state portate, secondo diverse fonti, a reprimere gli stessi iraniani durante la rivolta di Dey.

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