Questo articolo aggiorna: Il caso Parviz Sabeti: come una causa da 225 milioni di dollari diventa uno strumento politico
L'esame del testo integrale della denuncia nel caso di Parviz Sabeti davanti a un tribunale federale della Florida mostra che l'azione legale non si limita ai fatti degli anni Settanta e che parte dell'argomentazione dei querelanti è rivolta direttamente al principe Reza Pahlavi e al movimento dei suoi sostenitori. Questo servizio fa seguito al precedente servizio di DIAR sul caso e si basa sul documento di 49 pagine depositato in tribunale il 10 febbraio 2025.
Perché ora, nel racconto degli stessi querelanti
Nei paragrafi iniziali della denuncia i querelanti scrivono che il principe Reza Pahlavi viene presentato dai sostenitori della monarchia come il leader che deve sostituire la Repubblica islamica, e temono che il movimento monarchico si rafforzi e che si perda l'occasione di far valere le loro pretese. La denuncia stessa afferma quindi che il momento dell'azione legale è legato alla crescita del sostegno al principe Reza Pahlavi; un punto che, secondo la valutazione degli analisti di DIAR, rivela il movente politico del caso con le parole degli stessi querelanti.
Il presunto legame con i Guardiani della Rivoluzione per restare anonimi
Per giustificare il proprio anonimato, i querelanti invocano, oltre alla paura della Repubblica islamica, quella che definiscono «la collaborazione di alcuni elementi dei Guardiani della Rivoluzione con i sostenitori della monarchia in esilio». Nella stessa sezione si cita un procedimento aperto a New York nell'ottobre 2024 contro un funzionario dei Guardiani della Rivoluzione e tre complici per il complotto di uccidere una giornalista irano-americana; cioè un complotto dei Guardiani della Rivoluzione stessi viene affiancato a un'accusa contro i loro oppositori.
La denuncia dedica poi diversi paragrafi al principe Reza Pahlavi. Vi si legge che alcuni iraniani all'estero lo hanno accusato di collaborare con elementi dei Guardiani della Rivoluzione, e vengono citati la sua intervista con la rete i24 nel 2017, le sue parole sulla garanzia della sopravvivenza delle forze di sicurezza che si uniscano al popolo e la sua intervista con Voice of America nel 2019. È la nota politica pubblica del principe, che ha ripetutamente invitato le forze militari e di polizia a staccarsi dal governo e a unirsi al popolo, una politica volta al crollo della macchina della repressione, che la denuncia presenta come un pericolo per la vita dei querelanti.
Accuse senza prove contro i sostenitori della monarchia
La denuncia accusa inoltre i sostenitori della monarchia di violenza nei raduni e sostiene che Parviz Sabeti fosse «consigliere senior» del principe Reza Pahlavi, un'affermazione supportata solo da un libro pubblicato nel 2008. In un'altra sezione, senza alcuna prova, si sostiene che Sabeti abbia avuto un ruolo nell'affare Iran-Contra, nell'acquisto di armi per la Repubblica islamica. Queste affermazioni compaiono nella formula «sulla base di informazioni e convinzioni», un termine giuridico che indica come i querelanti non abbiano fornito prove dirette.
I querelanti e i 225 milioni di dollari di risarcimento
Secondo la denuncia, i querelanti sono tre uomini di 68, 72 e 85 anni residenti in California. La denuncia descrive uno come studente dell'Università di Tabriz nel 1974, un altro come artista e il terzo come studente di liceo a Shiraz nel 1975, e tace sulla loro appartenenza organizzativa. Secondo la denuncia stessa, uno di loro fu arrestato perché la persona da cui aveva avuto in prestito un libro era membro di un gruppo accusato di «lotta armata». L'anonimato dei querelanti, accettato dal tribunale, ha tolto all'opinione pubblica la possibilità di verificare in modo indipendente questi racconti.
Il risarcimento richiesto è di almeno 75 milioni di dollari per ciascun querelante, 225 milioni in totale. La somma è richiesta a Parviz Sabeti personalmente.
Contesto
Parviz Sabeti, alto funzionario della SAVAK dal 1973 al 1979, ha negato qualsiasi ruolo personale nelle torture. Il 6 ottobre 2026 il tribunale federale ha respinto ancora una volta la sua richiesta di rivelare l'identità dei querelanti e il caso è arrivato alla fase di esame nel merito. Secondo la valutazione degli analisti di DIAR, il testo della denuncia mostra che il caso prende di mira, oltre al passato, anche il futuro dell'Iran e la leadership del principe Reza Pahlavi.

Commenti
Nessun commento ancora. Sii il primo.