L'agenzia di stampa degli Attivisti per i diritti umani in Iran (HRANA) ha pubblicato venerdì 9 ottobre 2026, alla vigilia della Giornata mondiale contro la pena di morte, il suo rapporto annuale. Secondo il rapporto, la Repubblica islamica ha giustiziato almeno 2.003 persone tra il 10 ottobre 2025 e l'8 ottobre 2026: un dato in aumento del 29 per cento rispetto alle 1.553 esecuzioni del periodo precedente e il più alto nei dieci periodi di rilevazione dell'organizzazione.
Nello stesso momento un gruppo di esperti indipendenti per i diritti umani delle Nazioni Unite ha definito in una dichiarazione l'Iran il Paese con il più alto numero di esecuzioni al mondo in rapporto alla popolazione e ha chiesto lo stop immediato all'esecuzione delle condanne a morte. Secondo Iran International e Radio Farda, gli esperti hanno affermato che la Repubblica islamica usa la pena di morte per mettere a tacere le voci dei dissidenti.
I dettagli del rapporto di HRANA sulle esecuzioni
Secondo HRANA, questi dati si basano su 1.857 segnalazioni registrate e circa il 95 per cento delle esecuzioni non è stato annunciato da fonti ufficiali; in altre parole, solo il cinque per cento circa delle esecuzioni è stato reso pubblico dal governo stesso. Il 57,56 per cento delle esecuzioni riguardava l'accusa di omicidio volontario e il 36,25 per cento accuse legate alla droga. Tra i giustiziati figurano 47 donne e quattro persone che al momento del presunto reato avevano meno di 18 anni. Nove esecuzioni sono avvenute in pubblico e altre sei persone sono state condannate all'esecuzione pubblica.
HRANA ha registrato 69 esecuzioni politiche e di sicurezza, 35 delle quali legate alla rivolta di dicembre 2025-gennaio 2026, e 29 persone sono state giustiziate con l'accusa di «moharebeh». L'organizzazione ha inoltre documentato 369 «confessioni forzate» legate alle proteste di dicembre-gennaio, che a suo dire sono state estorte sotto tortura, tra cui nel caso di Amirhossein Hatami, giustiziato a 18 anni. Secondo il rapporto, dall'inizio del 2026 sono state giustiziate 1.075 persone, 334 delle quali solo a gennaio.

In un anno la Repubblica islamica ha giustiziato almeno 2.003 persone e non ha mai annunciato il 95 per cento di queste esecuzioni.
La reazione degli esperti dell'ONU
Nella loro dichiarazione gli esperti dell'ONU hanno affermato che nei casi delle persone arrestate a dicembre 2025-gennaio 2026 sono stati segnalati torture, sparizioni forzate, violenze sessuali, confessioni forzate e negazione del diritto a un avvocato. Hanno inoltre ricordato che le esecuzioni per reati di droga colpiscono soprattutto corrieri di basso livello provenienti dalle fasce povere ed emarginate, e hanno chiesto la commutazione delle condanne a morte e la revisione dei casi secondo gli standard del giusto processo.
Secondo un'analisi separata di Iran International, almeno 194 persone coinvolte in procedimenti politici e di sicurezza rischiano l'esecuzione, 113 delle quali legate alle proteste di dicembre-gennaio; tra loro Hadi Abbasian, manifestante di Shirvan condannato a morte per aver diffuso video delle proteste. Gli Attivisti per i diritti umani in Iran hanno inoltre chiesto alle autorità della Repubblica islamica di dichiarare, come primo passo, una «moratoria ufficiale e nazionale» sull'esecuzione di tutte le condanne a morte.

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