giovedì 29 ottobre 2026
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La campagna di cooperazione nazionale e il bot Alzati Iran: tra timori per la sicurezza e scherno

Analisi di DIAR: le domande sulla sicurezza del bot della campagna del principe Reza Pahlavi sono legittime; il suo ufficio ha risposto prima dei critici, ma lo scherno non è critica.

Perché conta: La fiducia di chi è dentro l'Iran nel canale di contatto con la squadra del principe Reza Pahlavi è la condizione per organizzare la rivoluzione nazionale.

La campagna di cooperazione nazionale e il bot Alzati Iran: tra timori per la sicurezza e scherno
Foto: campagna Ci riprenderemo l'Iran

Martedì 27 ottobre il principe Reza Pahlavi, in un videomessaggio, ha invitato tutti gli iraniani ad aderire alla campagna di cooperazione nazionale per salvare l'Iran e a mettersi in contatto con la sua squadra tramite il bot Telegram «Alzati Iran» (Barkhiz Iran). Da quel giorno si vedono due reazioni affiancate: domande sulla sicurezza dei dati di chi scrive al bot dall'interno dell'Iran e un'ondata di scherno rivolta contro la campagna stessa. Le due cose vanno tenute separate.

Che cosa vuole la campagna di cooperazione nazionale

Il messaggio del principe Reza Pahlavi aveva due parti. Nella prima ha chiesto alle forze militari, di polizia e di sicurezza di unirsi al popolo e ha offerto loro garanzie di incolumità; allo stesso tempo ha avvertito che chi continua a partecipare alla repressione del popolo ne risponderà davanti alla legge. Nella seconda ha esteso l'invito a tutti i gruppi della società. Il suo ufficio stampa ha annunciato lo stesso giorno che la campagna era entrata in una nuova fase, con l'obiettivo di facilitare comunicazione, coordinamento e organizzazione all'interno dell'Iran.

La campagna fa parte del programma per la transizione che il principe Reza Pahlavi illustra da mesi: portare la base delle forze armate e i dipendenti pubblici dalla parte del popolo prima del giorno della caduta del regime, perché la transizione avvenga con il minor spargimento di sangue possibile.

Il timore per la sicurezza e la risposta già data

La domanda sulla sicurezza del bot è legittima. La Repubblica islamica ha una lunga storia di account falsi, phishing e sorveglianza degli oppositori, e chiunque dall'interno dell'Iran contatti l'opposizione mette a rischio la propria vita e libertà. Il pericolo principale per gli utenti sono i bot falsi con nomi simili.

L'ufficio stampa del principe Reza Pahlavi, prima che queste domande arrivassero ai media, aveva dato nel suo primo avviso due indicazioni chiare: controllare il nome utente del bot anche nella sua pagina del profilo e «non inviare informazioni sensibili o identificative prima di essersi accertati dell'autenticità del canale di comunicazione». Sono gli stessi consigli che dà qualsiasi esperto di sicurezza digitale. Una critica costruttiva su questo può aiutare a migliorare il canale: proposte su crittografia, minimizzazione dei dati e formazione degli utenti.

Lo scherno non sostituisce la critica

Secondo la valutazione degli analisti di DIAR, quello che si è visto sui social negli ultimi giorni è di natura diversa. Diversi utenti fuori dall'Iran, tra cui figure per anni vicine al campo riformista della Repubblica islamica, invece di porre domande hanno deriso la campagna registrando nomi falsi nel bot e mostrandolo. Questo non rivela alcuna debolezza di sicurezza; mostra solo che un canale creato per chi è dentro l'Iran può essere riempito di messaggi inutili.

Il prezzo non lo pagano gli avversari del principe Reza Pahlavi. Lo paga l'impiegato pubblico, l'infermiera, l'operaio o il militare che dall'interno dell'Iran cerca un modo per unirsi alla rivoluzione nazionale e ora si trova davanti a un dubbio alimentato di proposito da altri. Rendere la gente diffidente verso il contatto con l'opposizione è proprio l'obiettivo che gli apparati di sicurezza della Repubblica islamica perseguono da anni.

Uno schema già visto

Non è la prima volta che un'iniziativa del principe Reza Pahlavi incontra la reazione delle stesse figure. DIAR ha mostrato nell'analisi sui 47 anni di resistenza del principe Reza Pahlavi che molti dei suoi critici di oggi hanno partecipato per anni alle elezioni di questo stesso regime e hanno difeso il dialogo tra le civiltà e la riforma dall'interno. Quella stessa corrente oggi, davanti a ogni tentativo di organizzare il popolo, offre scherno invece di proposte.

Il timore per la sicurezza degli utenti si affronta con consigli di sicurezza; lo scherno verso la campagna colpisce soltanto la fiducia di chi è dentro l'Iran nel canale con l'opposizione.

Che cosa fare

Per gli utenti dentro l'Iran la regola è semplice: prendere il nome utente del bot solo dai canali ufficiali del principe Reza Pahlavi e del suo ufficio stampa, verificarlo nella pagina del profilo del bot e non inviare nome reale, indirizzo o dati identificativi finché non si è certi dell'autenticità del canale. Per i critici all'estero la strada è altrettanto chiara: se sono preoccupati per la sicurezza dei connazionali dentro l'Iran, facciano proposte tecniche. La campagna di cooperazione nazionale è nata per rendere più facile l'organizzazione della rivoluzione nazionale dentro l'Iran e il suo successo dipende dalla fiducia proprio di questi utenti.

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