sabato 24 ottobre 2026
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Invito al principe Reza Pahlavi al Parlamento belga: la protesta di 39 gruppi

Il Fronte coordinato dei combattenti iraniani, con 39 gruppi, ha chiesto a Maxime Prévot di riconsiderare l'annullamento dell'invito del Parlamento belga al principe Reza Pahlavi.

Perché conta: L'opposizione a far ascoltare il principe Reza Pahlavi nei parlamenti europei favorisce la Repubblica islamica, e l'opposizione non la lascia senza risposta.

Invito al principe Reza Pahlavi al Parlamento belga: la protesta di 39 gruppi
Foto: Gage Skidmore, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons

Il Fronte coordinato dei combattenti iraniani, che si presenta come una coalizione di 39 organizzazioni e gruppi politici contrari alla Repubblica islamica, ha protestato in una lettera a Maxime Prévot, vicepremier e ministro degli Esteri del Belgio, contro l'annullamento dell'invito ufficiale al principe Reza Pahlavi a intervenire alla Camera dei rappresentanti belga, chiedendo che la decisione venga riconsiderata. La lettera è datata venerdì 23 ottobre 2026.

Secondo i firmatari, la Conferenza dei presidenti della Camera belga ha ritirato l'invito al principe Reza Pahlavi per il 5 novembre dopo una lettera del ministro degli Esteri. Maxime Prévot aveva già respinto le richieste di riconoscere il principe, affermando che la decisione sulla guida dell'Iran spetta soltanto al popolo iraniano.

Gli argomenti della lettera sull'opposizione

Gli autori riconoscono che l'opposizione iraniana è variegata, ma affermano che il principe Reza Pahlavi è diventato una figura unificante tra gli oppositori della Repubblica islamica e che il suo piano è una transizione laica e democratica il cui esito sarà deciso da un referendum popolare.

Hanno definito i gruppi contrari all'invito, tra cui sei associazioni irano-belghe e un gruppo guidato da Pierre Galand, una corrente piccola e ideologica di estrema sinistra. La lettera ha giudicato falsa l'affermazione di questi gruppi secondo cui gli iraniani avrebbero respinto un ritorno al passato, e l'ha definita un insulto ai caduti delle rivolte. In precedenza era già partita una campagna della corrente di Rajavi contro l'invito al principe Reza Pahlavi in Belgio.

Timori per la sicurezza e un'incoerenza

I firmatari sostengono che i rischi per la sicurezza di un simile discorso sono gestibili e che non ascoltare l'opposizione equivale di fatto a concedere alla Repubblica islamica un diritto di veto sulla democrazia belga. Secondo loro, mentre il Parlamento ha annullato l'invito del 5 novembre, il ministero della Difesa belga ha invitato il principe Reza Pahlavi alla Reale accademia militare il 6 novembre: un'incoerenza che, secondo gli autori della lettera, mette in discussione la posizione del governo belga.

Il Fronte coordinato dei combattenti iraniani ha chiesto infine al ministro degli Esteri belga di permettere al Parlamento del Paese di ascoltare «la voce del popolo iraniano». Negli ultimi giorni il principe Reza Pahlavi ha avuto una presenza di rilievo in Europa, tra l'altro con un articolo su Le Figaro in cui ha chiesto quattro impegni ai candidati alle presidenziali francesi.

39 organizzazioni contrarie alla Repubblica islamica affermano che chiudere la porta del Parlamento belga al principe Reza Pahlavi significa dare a Teheran un diritto di veto.

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