Abbas Araghchi, ministro degli Esteri della Repubblica islamica, ha detto martedì 20 ottobre 2026, in due prese di posizione separate, che la fiducia di Teheran negli Stati Uniti al tavolo dei negoziati è scesa a zero e che la cooperazione tra la Repubblica islamica e la Russia non è mai stata così stretta nella storia dei due Paesi. Le parole sono arrivate proprio nei giorni in cui il capo dell'esercito pakistano e il ministro degli Esteri russo si sono recati uno dopo l'altro a Teheran per mediare.
Araghchi ha detto all'emittente televisiva irachena Al-Ekhbariya che la Repubblica islamica ha tenuto tre round di negoziati con gli Stati Uniti e che tutti e tre si sono conclusi con uno scontro militare. Secondo lui, gli attacchi sono arrivati nel mezzo dei colloqui e Teheran ha concluso di non potersi fidare di Washington. Ha aggiunto che nel terzo round avevano raggiunto un'intesa con Donald Trump, ma, a suo dire, il presidente americano non ha rispettato i suoi impegni per più di due settimane.
Araghchi contro la valutazione di Trump sulla Russia
Il ministro degli Esteri della Repubblica islamica ha inoltre scritto in un messaggio su X, dopo aver ricevuto Sergej Lavrov a Teheran, che Iran e Russia non hanno mai cooperato nella loro storia quanto oggi. Secondo lui, i colloqui tra i due ministri hanno riguardato Libano, Palestina, Ucraina, Yemen e la cooperazione economica e nucleare. Nella stessa visita Lavrov aveva annunciato il graduale ritorno degli specialisti russi alla centrale di Bushehr.
Questa posizione contraddice direttamente le parole di Donald Trump, che domenica 18 ottobre ha scritto su Truth Social che la Russia fa molto poco, se non nulla, per aiutare la Repubblica islamica, e che in precedenza aveva detto che la Russia non aiuta granché Teheran.
Negoziare senza fiducia e appoggiarsi a Mosca
Le parole di Araghchi coincidono con la posizione di Masoud Pezeshkian, che negli incontri con Asim Munir e Lavrov ha detto che non ci saranno colloqui finché non cesseranno le pressioni, le minacce e le sanzioni americane. Anche Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale della Repubblica islamica, aveva detto che l'uranio arricchito non lascerà l'Iran. Intanto Qatar e Pakistan hanno proposto un nuovo piano per sbloccare parte dei beni congelati in cambio di una visita riservata degli ispettori dell'AIEA.
La Repubblica islamica lega di nuovo il proprio destino a Mosca, benché la storia delle relazioni tra i due Paesi, dall'abbandono degli alleati di Teheran agli accordi dietro le quinte del Cremlino con l'Occidente, mostri che il sostegno della Russia è sempre stato condizionato. Nel frattempo, il costo dello stallo negoziale e del blocco che continua lo paga il popolo iraniano, con la carenza di medicinali, il crollo della moneta nazionale e la disoccupazione.
Il ministro degli Esteri della Repubblica islamica ha definito zero la fiducia negli Stati Uniti e, allo stesso tempo, senza precedenti la cooperazione con la Russia.

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