Il commercio di merci nei due principali valichi di frontiera tra Iran e Pakistan, Taftan e Gabd-Rimdan, nel Sistan e Baluchistan, risultava ancora bloccato martedì 20 ottobre 2026, con camion e carichi in sospeso su entrambi i lati del confine. Il transito dei passeggeri al valico di Rimdan prosegue, ma non è stata ancora annunciata alcuna data per la ripresa degli scambi di merci.
Le autorità pakistane hanno definito il blocco una misura temporanea per rafforzare la sicurezza e contrastare il contrabbando. Il Pakistan aveva chiuso temporaneamente il valico passeggeri di Taftan il 17 ottobre e imposto restrizioni di sicurezza negli altri valichi della provincia del Belucistan. Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica islamica, ha invece attribuito la causa a «questioni tecniche» e alla necessità di misure precauzionali, e ha detto che i due Paesi sono in contatto per risolvere il problema. Un funzionario della provincia pakistana del Belucistan ha riferito progressi nei colloqui e la possibilità di una riapertura a breve.
La coda dei camion prima della chiusura del confine
Già prima di questo blocco, gli autisti dei camion a Rimdan parlavano di attese da 20 a 30 giorni. La capacità limitata sul lato pakistano e l'obbligo di trasferire il carico dai camion iraniani a quelli pakistani rallentavano il passaggio e ne facevano lievitare i costi; da agosto, inoltre, i camion iraniani non potevano né scaricare né caricare in territorio pakistano. Ora i proprietari delle merci rischiano di vedere i carichi fermi a lungo e di subire ulteriori perdite.
Le vie di terra non possono sostituire il mare
Prima della guerra e del blocco navale americano, oltre l'80 per cento del commercio estero dell'Iran passava per i porti di Shahid Rajaee e Imam Khomeini. Con la chiusura delle rotte marittime, più merci si sono riversate su strade e confini di terra, ma queste vie non sono in grado di sostituire il commercio marittimo, e il blocco al confine con il Pakistan mette ulteriore pressione su questa rete già fragile. Anche l'obiettivo dichiarato di portare gli scambi bilaterali a 10 miliardi di dollari l'anno si è allontanato a causa dei problemi bancari e della limitata capacità di carico.
Il blocco coincide con l'intensificarsi della pressione economica americana sulla Repubblica islamica; Washington ha minacciato di sanzionare i Paesi e le aziende che hanno rapporti finanziari o commerciali con Teheran. Il Pakistan, in questi giorni, fa da mediatore tra Teheran e Washington, e Asim Munir, capo dell'esercito del Paese, martedì si è recato a Teheran. La crisi del sostentamento che ne deriva era già emersa in precedenza nella carenza di farmaci e di attrezzature ospedaliere.
La chiusura dei confini del Pakistan ha messo fuori uso una delle poche vie di terra rimaste al commercio iraniano durante il blocco navale.

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