Mohammad Naderi, prigioniero politico di 45 anni arrestato durante la guerra e condannato a morte per «spionaggio», è stato trasferito improvvisamente lunedì 5 ottobre 2026 dal carcere della Grande Teheran al carcere di Ghezel Hesar, a Karaj. La notizia è stata diffusa dall'organizzazione per i diritti umani Hengaw e ripresa da Iran International.
Secondo Hengaw, il trasferimento è avvenuto senza preavviso. Negli ultimi anni Ghezel Hesar è stato uno dei principali luoghi di esecuzione delle condanne a morte in Iran, e le organizzazioni per i diritti umani hanno più volte segnalato il trasferimento in questo carcere di detenuti condannati a morte prima dell'esecuzione. Per questo motivo è cresciuta la preoccupazione per un'imminente esecuzione della condanna del signor Naderi.
Il caso di Mohammad Naderi e la condanna a morte
Secondo l'agenzia di stampa HRANA e la Società per i diritti umani in Iran, la sezione 23 del Tribunale rivoluzionario di Teheran, presieduta dal giudice Taghizadeh, ha condannato a morte Mohammad Naderi per «spionaggio». La notizia della sentenza è stata resa nota all'inizio di ottobre. Secondo queste organizzazioni, l'uomo è stato arrestato nel quadro degli sviluppi di sicurezza legati alla guerra, ma la data esatta dell'arresto e l'organo che lo ha arrestato non sono stati resi noti.
La Società per i diritti umani in Iran ha sottolineato che restano poco chiari i dettagli dell'accusa, le prove presentate in tribunale e la possibilità per il signor Naderi di accedere a un avvocato di sua scelta. Non si sa inoltre se la sentenza sia definitiva o ancora in fase di appello.

L'improvviso trasferimento di Mohammad Naderi a Ghezel Hesar ha accresciuto il timore che la sua condanna a morte venga eseguita a breve.
Un'ondata di esecuzioni nella Repubblica islamica
Il trasferimento del signor Naderi avviene mentre il ritmo delle esecuzioni in Iran ha subito un'accelerazione. Iran Human Rights ha registrato almeno 604 esecuzioni nei primi nove mesi del 2026. All'alba dello stesso lunedì, Alireza Sepahi e Alireza Raisi, due manifestanti del caso di «piazza Alikhani» a Isfahan, sono stati giustiziati.
Le organizzazioni per i diritti umani affermano che dopo la guerra la Repubblica islamica ha condannato a morte diversi detenuti con accuse come spionaggio e collaborazione con Israele, in processi sommari e senza libero accesso a un avvocato.

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