La sezione 1 del Tribunale rivoluzionario di Izeh ha condannato 19 cittadini della contea di Bahmai a due anni di reclusione discrezionale (taazir) ciascuno. L'accusa è «turbamento della sicurezza nazionale» e l'unica cosa che l'atto d'accusa attribuisce loro è la partecipazione, a Baghmalek, alla cerimonia in ricordo di Hossein Pooshe, uno dei caduti della rivolta di gennaio.
Secondo le informazioni giunte ai media indipendenti in lingua persiana, l'atto d'accusa elenca tre «azioni» di questi cittadini: aver partecipato alla cerimonia commemorativa a Baghmalek pur risiedendo nella provincia di Kohgiluyeh e Buyer Ahmad, aver scandito collettivamente slogan di protesta e aver fatto il segno della vittoria con due dita. La data della sentenza e se i condannati abbiano presentato ricorso non sono ancora chiare.
Arrestati mentre tornavano dalla cerimonia commemorativa
I 19 sono stati arrestati dagli agenti della sicurezza il 17 febbraio 2026, mentre tornavano dalla cerimonia in ricordo di Hossein Pooshe a Baghmalek, nel Khuzestan, e portati nel carcere di Sheiban ad Ahvaz. Il 4 marzo sono stati rilasciati su cauzione provvisoria e ora, otto mesi dopo, il Tribunale rivoluzionario ha inflitto a ciascuno di loro due anni di carcere.
Tra i condannati si vedono diversi membri di una stessa famiglia, segno che i parenti e i concittadini dei caduti della rivolta di gennaio restano sotto la pressione dell'apparato giudiziario della Repubblica islamica.
La criminalizzazione del lutto per i caduti
La sentenza si inserisce in uno schema che la Repubblica islamica ha seguito nei mesi successivi alla rivolta di gennaio: considera il lutto per le persone uccise un reato contro la sicurezza e punisce le loro famiglie e i loro amici con convocazioni, arresti e condanne al carcere. Anche la settimana scorsa la cerimonia in ricordo di Alisina Mostafavi a Kerman è stata annullata sotto la pressione delle forze governative e a Ilam 11 persone sono state arrestate con l'accusa di aver avuto un ruolo nella rivolta di gennaio.
Anche in questo caso l'accusa generica di «turbamento della sicurezza nazionale» si fonda su azioni come scandire slogan e fare il segno della vittoria, azioni che in nessun ordinamento giuridico libero sono considerate reato.
Il Tribunale rivoluzionario di Izeh ha condannato 19 persone a due anni di carcere solo per aver partecipato alla cerimonia in ricordo di un caduto, per gli slogan e per il segno della vittoria.

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