Kazem Alinezhad Baranlou, prigioniero politico detenuto nel carcere di Evin a Teheran, ha iniziato lo sciopero della fame e della sete per protestare contro la negazione delle cure mediche e dei farmaci essenziali. La notizia dello sciopero è stata diffusa sabato 17 ottobre 2026. In questo tipo di sciopero il detenuto non mangia né beve acqua, e nel giro di poco tempo la sua vita è in pericolo.
Secondo una fonte informata sulle sue condizioni, il prigioniero politico soffre di una malattia cardiaca e renale, ma i responsabili del carcere si sono rifiutati di fargli avere i farmaci necessari e di trasferirlo in strutture sanitarie fuori dal carcere. Le piaghe comparse sulle sue gambe gli hanno tolto la capacità di camminare e di svolgere le attività quotidiane, e le sue condizioni fisiche sono descritte come preoccupanti. Alinezhad Baranlou ha detto che proseguirà lo sciopero finché le sue richieste di cure non saranno prese in esame.
La condanna al carcere di Kazem Alinezhad Baranlou
Il Tribunale rivoluzionario di Teheran ha condannato Kazem Alinezhad Baranlou a 11 anni di carcere tra dicembre 2023 e gennaio 2024. La corte d'appello ha ridotto la pena a cinque anni di reclusione tra aprile e maggio 2024. Le accuse a suo carico non sono state chiarite nei resoconti pubblicati.
La negazione delle cure: strumento di pressione sui prigionieri politici
Lo sciopero del detenuto inizia mentre la negazione delle cure è diventata uno dei metodi abituali di pressione sui prigionieri politici nella Repubblica islamica. Lo stesso giorno DIAR ha riferito del caso di Masoumeh Nassaji, prigioniera politica malata di 64 anni nel reparto femminile di Evin, che resta in carcere nonostante la medicina legale abbia confermato che non può sopportare la detenzione.
Qualche giorno prima Behzad Rezvanmehr, prigioniero politico del carcere centrale di Karaj, è morto per un'infezione diffusa nel reparto dopo mesi di isolamento e di negazione delle cure. Anche le notizie sulla diffusione di una malattia respiratoria nel reparto femminile del carcere di Evin mostrano che le condizioni igieniche di questo carcere stanno peggiorando.
Lo sciopero della fame e della sete è l'ultima strada che i prigionieri politici scelgono per far sentire la propria voce. La responsabilità della salute e della vita di Kazem Alinezhad Baranlou ricade sull'Organizzazione delle carceri e sulla magistratura della Repubblica islamica, che gli hanno negato le cure nonostante le sue gravi malattie.
Malato di cuore e di reni e senza farmaci, Kazem Alinezhad Baranlou nel carcere di Evin non mangia né beve.

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