lunedì 19 ottobre 2026
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Montagna del Piccone, Natanz: le immagini satellitari mostrano tunnel bloccati da due mesi

Le immagini satellitari del 7 ottobre mostrano che gli ingressi dei tunnel della Montagna del Piccone, vicino a Natanz, sono ancora bloccati con terra; si dice che vi siano state trasferite delle centrifughe.

Montagna del Piccone, Natanz: le immagini satellitari mostrano tunnel bloccati da due mesi

Nuove immagini satellitari dell'impianto sotterraneo della «Montagna del Piccone» (Kuh-e Kolang), a sud di Natanz, mostrano che gli ingressi dei tunnel del complesso restano bloccati, senza segni di attività operativa o di costruzioni importanti. La valutazione è stata pubblicata venerdì 16 ottobre 2026 dall'Institute for Science and International Security, un think tank americano diretto da David Albright.

Secondo il rapporto, le immagini acquisite il 7 ottobre da Vantor Technologies mostrano gli ingressi orientali dei tunnel coperti di terra, mentre le barriere di terra sulla strada di accesso agli ingressi occidentali non sono state rimosse. Gli autori del rapporto scrivono che questa limitazione dell'accesso dura da almeno due mesi.

Il destino delle centrifughe della Repubblica islamica

La Montagna del Piccone è da mesi al centro dell'attenzione. A luglio il Wall Street Journal aveva riferito, sulla base di una valutazione dell'intelligence israeliana, che dopo la guerra dei 12 giorni del giugno 2025 la Repubblica islamica ha trasferito migliaia di centrifughe e relativi componenti nei tunnel di questa montagna. Il think tank americano afferma che il blocco degli ingressi è coerente con quel rapporto e che nel complesso potrebbero essere custoditi equipaggiamenti o materiali di valore; tuttavia le sole immagini satellitari non chiariscono la situazione all'interno della montagna, e il trasferimento di queste attrezzature non è stato confermato in modo indipendente.

Le opzioni per colpire gli impianti sotterranei

Gli autori del rapporto ritengono che il modo più probabile di attaccare il complesso sia una combinazione dei metodi usati nell'attacco a Natanz e Fordow nel giugno 2025 e nell'attacco al complesso Shahid Boroujerdi nella primavera del 2026: colpi successivi con bombe bunker buster contro punti vulnerabili come i condotti di aerazione, il crollo degli ingressi e la distruzione delle strutture di supporto all'esterno dei tunnel. Esaminando le immagini satellitari hanno individuato la posizione di un probabile condotto di aerazione e di un altro possibile.

Secondo il think tank, gli Stati Uniti potrebbero usare anche la bomba non nucleare nota come «madre di tutte le bombe» (MOAB), che genera un'onda d'urto molto potente, molto più grande di quella che le trappole esplosive agli ingressi dei tunnel della Repubblica islamica sono progettate per contenere. Donald Trump aveva in precedenza escluso l'uso di armi nucleari contro la Repubblica islamica, ma ha taciuto sul piano di impiegare questa bomba.

Secondo la valutazione del think tank americano, anche dopo un attacco l'entità dei danni all'interno della Montagna del Piccone potrebbe restare a lungo sconosciuta.

L'Institute for Science and International Security ricorda che la Repubblica islamica ha un'ampia esperienza nella costruzione di tunnel militari e che qualsiasi attacco potrebbe ridurre la Montagna del Piccone a una condizione simile a quella di Natanz e Isfahan, che da più di un anno sono sotto sorveglianza e costrette a rimanere chiuse.

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