La magistratura della Repubblica islamica ha bloccato i conti bancari di Kamal Jafari Yazdi, attivista politico oppositore della Repubblica islamica e veterano della guerra Iran-Iraq, e ne ha sequestrato i saldi. La notizia è giunta giovedì 15 ottobre 2026 ai media indipendenti in lingua persiana da persone a lui vicine; le autorità giudiziarie non hanno fornito alcuna spiegazione.
Secondo chi ha diffuso la notizia, la pressione su Jafari Yazdi non è nuova e non si limita al blocco dei conti. La data esatta del sequestro, il suo importo e la sua base giuridica non sono ancora chiari.
La Dichiarazione dei 14 e 13 anni di carcere
Kamal Jafari Yazdi è tra i firmatari della cosiddetta «Dichiarazione dei 14», una lettera in cui nel 2019 un gruppo di attivisti politici chiese le dimissioni di Ali Khamenei. Dopo aver firmato la dichiarazione fu perseguito e condannato a 13 anni di carcere. Dopo alcuni anni di detenzione, Jafari Yazdi fu rilasciato per malattia e per le conseguenze delle ferite di guerra, ma in seguito fu arrestato altre volte e condannato a nuove pene detentive.
Sequestro dei beni: un nuovo strumento di pressione
Il sequestro dei conti e dei beni degli oppositori è diventato uno strumento comune con cui la Repubblica islamica fa pressione sui critici. Anche pochi giorni fa la procura di Yazd ha sequestrato i beni di un attivista politico residente all'estero, dall'auto e dagli immobili ai conti bancari e alle linee telefoniche, per i suoi post e le sue storie. Oltre al carcere, questo metodo colpisce i mezzi di sostentamento degli oppositori e delle loro famiglie.

Dopo il carcere, la Repubblica islamica ha ora chiuso i conti bancari di un veterano di guerra che aveva chiesto le dimissioni di Khamenei.

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