lunedì 19 ottobre 2026
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La Repubblica islamica giustizia Alireza Sepahi e Alireza Raisi, manifestanti della rivolta di Dey

La magistratura della Repubblica islamica ha giustiziato all'alba di lunedì 5 ottobre 2026 Alireza Sepahi e Alireza Raeisi, due arrestati durante la rivolta di gennaio a Isfahan. Secondo persone vicine alle famiglie, gli agenti governativi non hanno permesso che fossero sepolti nel loro luogo di residenza.

La Repubblica islamica giustizia Alireza Sepahi e Alireza Raisi, manifestanti della rivolta di Dey
Foto d'archivio; foto: NicolasGaron, licenza CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

La Repubblica islamica ha giustiziato all'alba di lunedì 5 ottobre 2026, nel carcere centrale di Isfahan (Dastgerd), Alireza Sepahi e Alireza Raeisi, due delle persone arrestate durante la rivolta di gennaio a Isfahan. L'agenzia Mizan, legata alla magistratura, ha annunciato l'esecuzione delle condanne. Le esecuzioni sono avvenute poche ore dopo che l'ufficio del principe Reza Pahlavi aveva lanciato l'allarme sull'imminente esecuzione dei due giovani, chiedendo a governi e organismi per i diritti umani di intervenire immediatamente.

Secondo Reuters, che cita Mizan, tra le accuse contro i due figuravano l'«appartenenza a un gruppo ribelle armato», il moharebeh (guerra contro Dio) e la «corruzione sulla terra», e la magistratura li aveva accusati di aver avuto un ruolo nell'uccisione di quattro agenti di polizia durante le proteste di Isfahan. La Corte suprema aveva in precedenza confermato le loro condanne a morte. Secondo Iran International, Alireza Raeisi aveva 21 anni e Alireza Sepahi 24, e con la loro esecuzione il numero dei giustiziati in questo caso sale a sette.

Impedita la sepoltura nei luoghi d'origine

Fonti vicine alle famiglie dei due giovani giustiziati hanno riferito a Iran International che le forze governative non hanno consentito che fossero sepolti nel loro luogo di residenza. Secondo queste fonti, la salma di Alireza Raeisi è stata sepolta a Natanz e quella di Alireza Sepahi a Kashan.

L'esecuzione di Alireza Sepahi era già stata sospesa una volta: prima della data annunciata per l'esecuzione aveva avuto un infarto ed era stato portato in ospedale. Secondo HRANA, domenica 4 ottobre, il giorno prima dell'esecuzione, Sepahi aveva sposato per telefono, dall'interno del carcere, Mahshad Keshani, una studentessa detenuta. Secondo Human Rights Watch, almeno 12 imputati del caso di «piazza Alikhani» hanno rischiato la condanna a morte.

Le reazioni

Secondo Voice of America, Mai Sato, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, ha espresso grave preoccupazione per il mancato rispetto delle norme del giusto processo in questo caso e per le denunce di tortura nei confronti di Sepahi e di suoi familiari.

Dopo le esecuzioni, l'ufficio del principe Reza Pahlavi ha dichiarato su X che questi omicidi di Stato non resteranno senza risposta e che tutti i responsabili ne risponderanno. Anche la premio Nobel per la pace Shirin Ebadi ha definito profondamente sconvolgente l'esecuzione dei due giovani, ricordando il matrimonio di Sepahi alla vigilia dell'esecuzione. Il ministero degli Esteri israeliano, sul suo account in lingua persiana, ha definito la Repubblica islamica nemica del popolo iraniano.

Le organizzazioni per i diritti umani affermano che le esecuzioni legate alla rivolta di gennaio avvengono dopo processi sommari, con accesso limitato agli avvocati e sulla base di confessioni estorte. Le due esecuzioni sono avvenute due giorni dopo quella di Siavash Jamshidi, manifestante arrestato a Shahrekord.

Con l'esecuzione di Sepahi e Raeisi, la Repubblica islamica ha portato a sette il numero dei giustiziati nel caso di «piazza Alikhani» a Isfahan.

Fonti

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