lunedì 19 ottobre 2026
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Stretto di Hormuz: 12 navi mercantili attaccate in una settimana

Gli avvisi dell'UKMTO mostrano che tra il 5 e l'11 ottobre dodici navi mercantili sono state attaccate nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico; il traffico navale è sceso a circa un quinto.

Stretto di Hormuz: 12 navi mercantili attaccate in una settimana

Dodici navi mercantili sono state attaccate nello Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico e nelle acque vicine all'Oman tra lunedì 5 e domenica 11 ottobre 2026. Il dato emerge dal conteggio degli avvisi dell'UK Maritime Trade Operations (UKMTO) e mostra che gli attacchi al trasporto marittimo nello Stretto di Hormuz, nel contesto del blocco navale americano ancora in corso e dello stallo dei negoziati, hanno raggiunto un nuovo picco.

Alcuni di questi attacchi sono stati segnalati in ritardo, e le stime iniziali ne indicavano un numero inferiore. Domenica 11 ottobre è stato il giorno più grave della settimana: sei navi, tra cui cinque petroliere e una portacontainer, sono state colpite nello Stretto di Hormuz e nella rada del porto omanita di Sohar.

Gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz, giorno per giorno

  • Martedì 6 ottobre: una petroliera carica di greggio nello Stretto di Hormuz è stata colpita da un proiettile non identificato; l'incidente è stato segnalato all'UKMTO due giorni dopo e non ha causato vittime.
  • Mercoledì 7 ottobre: una petroliera a circa 51 miglia nautiche a nord di Madinat ash-Shamal, in Qatar, è stata colpita da più proiettili, e l'UKMTO ha riferito di vittime.
  • Venerdì 9 ottobre: una petroliera ancorata in una rada vicino alle coste degli Emirati Arabi Uniti è stata attaccata.
  • Sabato 10 ottobre: una petroliera in uscita dallo Stretto di Hormuz è stata colpita e ha preso fuoco; l'equipaggio è rimasto illeso.
  • Domenica 11 ottobre: la petroliera Petro Dolphin, battente bandiera del Nicaragua, è stata colpita da un drone nella rada di Sohar; secondo il ministro indiano della Navigazione, 9 dei suoi 11 membri d'equipaggio indiani sono stati salvati e due risultano ancora dispersi. Anche la petroliera Valtera, battente bandiera delle Isole Marshall, ha preso fuoco nello Stretto di Hormuz dopo essere stata colpita da un proiettile non identificato, e il ministero degli Esteri indiano ha dichiarato che tutti i suoi 11 membri d'equipaggio indiani sono incolumi.

La marina dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC) ha affermato lo stesso giorno che una petroliera con 750.000 barili di greggio a bordo ha urtato una mina e ha preso fuoco per aver usato una «rotta non autorizzata». I Guardiani della Rivoluzione avevano già ammesso l'attacco a una terza superpetroliera in due giorni e avevano definito «ostili» le navi che spengono il sistema di navigazione. Il governo indiano ha condannato gli attacchi, ma non ne ha indicato i responsabili.

Livello di minaccia nello Stretto di Hormuz e calo del traffico

Il Joint Maritime Information Center (JMIC) ha mantenuto il livello di minaccia nello Stretto di Hormuz a «grave», il secondo più alto, e ha avvertito che gli attacchi hanno raggiunto ormai anche le navi all'ancora. Il centro ha segnalato la possibilità di ulteriori attacchi alle petroliere nelle rade degli Emirati e alle navi in uscita nel corridoio meridionale dell'Oman, un avvertimento che ha assunto un significato nuovo dopo l'attacco con drone alla petroliera Petro Dolphin nel porto di Sohar.

I dati statunitensi delle ultime 72 ore indicano il transito di circa 29 navi al giorno nello Stretto di Hormuz, a fronte di una media storica di circa 138 navi al giorno. Il Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha inoltre annunciato questa settimana che un caccia americano ha colpito il timone del cargo Ocean Mulika, battente bandiera di Panama, che era uscito da un porto iraniano e aveva ignorato gli avvisi, mettendone fuori uso il sistema di propulsione.

La Repubblica islamica ha legato la riapertura dello Stretto di Hormuz a sette condizioni, e Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ha definito insufficiente la risposta americana a tali condizioni. Anche Kazem Gharibabadi, viceministro degli Esteri della Repubblica islamica, ha definito lo Stretto di Hormuz una via d'acqua iraniana e ha dichiarato che le autorità lo useranno come leva di pressione.

Immagine satellitare dello Stretto di Hormuz, tra l'Iran e la penisola omanita di Musandam. Foto d'archivio; immagine: NASA, pubblico dominio, Wikimedia Commons
Immagine satellitare dello Stretto di Hormuz, tra l'Iran e la penisola omanita di Musandam. Foto d'archivio; immagine: NASA, pubblico dominio, Wikimedia Commons

In una settimana dodici navi mercantili sono state attaccate nello Stretto di Hormuz e nelle sue vicinanze, e il traffico navale è sceso a circa un quinto della media storica.

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