lunedì 19 ottobre 2026
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Stretto di Hormuz: i Guardiani della Rivoluzione ammettono l'attacco a una terza superpetroliera in due giorni

Lunedì 12 ottobre i Guardiani della Rivoluzione (IRGC) hanno ammesso di aver colpito una terza superpetroliera in due giorni nello Stretto di Hormuz e hanno definito «ostili» le navi con il sistema di navigazione spento.

Stretto di Hormuz: i Guardiani della Rivoluzione ammettono l'attacco a una terza superpetroliera in due giorni

In un comunicato diffuso lunedì 12 ottobre 2026, la Marina dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC) ha dichiarato di aver colpito quella mattina una superpetroliera mentre lasciava lo Stretto di Hormuz e che la nave ha preso fuoco. I Guardiani hanno definito l'attacco il terzo contro superpetroliere nello Stretto di Hormuz in due giorni.

Secondo i Guardiani della Rivoluzione, l'equipaggio della petroliera aveva spento il sistema di navigazione della nave e ignorato i ripetuti avvertimenti della Marina dei Guardiani. I Guardiani non hanno indicato il nome, la bandiera e il proprietario della petroliera, né con quale arma la nave sia stata colpita. Le condizioni dell'equipaggio e l'entità dei danni non sono state finora confermate da alcuna fonte indipendente.

Dalla tesi della «mina marina» all'ammissione dell'attacco

Nei giorni scorsi i Guardiani della Rivoluzione avevano attribuito le esplosioni sulle petroliere in uscita dallo Stretto di Hormuz all'urto delle navi contro mine marine in «rotte non autorizzate». Il nuovo comunicato non fa alcun cenno alle mine e, per la prima volta in questa serie di attacchi, ammette di aver colpito direttamente una petroliera.

L'organizzazione britannica per le operazioni di commercio marittimo (UKMTO) aveva riferito in precedenza che proiettili non identificati avevano colpito due petroliere in uscita dallo Stretto di Hormuz, sabato 10 ottobre e domenica 11 ottobre; in entrambi i casi lo scafo è stato danneggiato e l'equipaggio è rimasto illeso. DIAR aveva già riferito dell'attacco a una petroliera in uscita dallo Stretto di Hormuz domenica e della tesi dei Guardiani della Rivoluzione secondo cui una superpetroliera avrebbe urtato una mina. Non è ancora chiaro se i rapporti dell'UKMTO riguardino esattamente le stesse navi che i Guardiani dicono di aver colpito.

Minacce alle navi commerciali

Nello stesso comunicato i Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito che qualsiasi nave che spenga i sistemi di navigazione e identificazione nell'area dello Stretto di Hormuz sarà considerata «ostile» e affrontata con fermezza. I Guardiani hanno inoltre minacciato che le navi commerciali e le petroliere che collaborano con le forze americane nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico dovranno affrontare una «risposta decisa», e che le navi che non seguiranno le rotte stabilite dai Guardiani potranno essere inseguite anche fuori dallo stretto.

Le minacce arrivano mentre gli Stati Uniti hanno ripreso il 14 luglio il blocco navale dei porti iraniani e il Comando centrale americano (CENTCOM) afferma di aver da allora respinto più di 130 navi commerciali e messo fuori uso 10 petroliere legate alla flotta ombra dei Guardiani. Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale della Repubblica islamica, aveva definito domenica insufficiente la risposta americana alle condizioni di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Foto d'archivio; una petroliera attraversa lo Stretto di Hormuz accanto a una fregata della Marina americana
Foto d'archivio; una petroliera attraversa lo Stretto di Hormuz accanto a una fregata della Marina americana

Lo Stretto di Hormuz è la via di transito di circa un quinto del petrolio mondiale e i ripetuti attacchi alle petroliere hanno messo sotto fortissima pressione il traffico marittimo commerciale su questa via d'acqua, oltre ai costi di assicurazione e trasporto.

Dopo giorni in cui ha attribuito le esplosioni delle petroliere a «mine marine», il corpo dei Guardiani della Rivoluzione ha ora ammesso l'attacco diretto alla terza superpetroliera in due giorni.

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