Arman Marefati, prigioniero politico di 30 anni originario di Saqqez, arrestato a Teheran durante la rivolta di Dey del 1404, rischia l'esecuzione imminente dopo che la Corte suprema della Repubblica islamica ha confermato la sua condanna a morte. In un messaggio diffuso la sera di giovedì 5 novembre 2026, l'ufficio stampa del principe Reza Pahlavi ha avvertito che il detenuto si trova nel carcere di Ghezel Hesar a Karaj e che la sentenza può essere eseguita in qualsiasi momento.
L'ufficio del principe ha scritto che da Dey la Repubblica islamica ha giustiziato più di 70 prigionieri politici e che oltre 100 persone rischiano l'esecuzione. Ha definito le esecuzioni «omicidio di Stato», compiuto senza «i principi più elementari del giusto processo», e un tentativo di ridurre al silenzio la nazione con il terrore. Richiamando le recenti parole del principe Reza Pahlavi al Parlamento europeo, il messaggio ha chiesto a tutti di far arrivare al mondo la voce dei prigionieri politici a rischio di esecuzione. Il messaggio fa parte della campagna «Ultimo respiro».
Il caso di Arman Marefati
Arman Marefati è stato arrestato dalle forze di sicurezza a Teheran durante le proteste dell'8 e 9 gennaio 2026. La sezione 15 del Tribunale rivoluzionario di Teheran, presieduta da Abolghasem Salavati, lo ha condannato a morte. Secondo la Rete per i diritti umani del Kurdistan, davanti a quel tribunale non ha potuto avvalersi di un avvocato di sua scelta, e la Corte suprema della Repubblica islamica ha confermato la condanna dopo un esame frettoloso.
Il 25 maggio 2026 è stato trasferito dal carcere della Grande Teheran a quello di Ghezel Hesar, un trasferimento che fin da subito ha fatto temere un'esecuzione ravvicinata. Ashkan Maleki e Mehrdad Mohammadinia, altri due imputati dello stesso processo, sono stati giustiziati nello stesso carcere il 1° giugno 2026.
Un'ondata di condanne a morte per i manifestanti
Il caso di Arman Marefati è uno delle decine di casi di manifestanti della rivolta di Dey che affrontano pene pesanti. Questa settimana la sezione 5 del Tribunale rivoluzionario di Mashhad ha condannato a morte Matin Shabani, manifestante della rivolta di Dey a Shandiz. Giovedì 5 novembre anche il Dipartimento di Stato americano ha condannato l'emissione e l'esecuzione delle condanne a morte in Iran, definendole uno strumento calcolato per seminare paura.
La Corte suprema della Repubblica islamica ha confermato la condanna a morte di Arman Marefati, e due suoi coimputati sono già stati giustiziati a Ghezel Hesar.

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