È stato pubblicato un aggiornamento più recente di questa notizia: Mostafa Sepahvand al tribunale di Londra: un ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione mi ha minacciato di morte
Nel proseguimento del processo a tre uomini accusati di spiare per la Repubblica islamica alla Crown Court di Woolwich, a Londra, venerdì 9 ottobre 2026 i pubblici ministeri hanno presentato prove secondo cui gli imputati avevano raccolto per l'apparato di intelligence della Repubblica islamica l'indirizzo della sede del canale Iran International e dettagli della vita quotidiana di Kambiz Hosseini, conduttore e autore satirico del canale.
Gli imputati sono Mostafa Sepahvand, 41 anni, Farhad Javadi-Manesh, 46, e Shapour Qalehali Khani Nouri, 57, processati ai sensi del National Security Act britannico del 2023; tutti e tre respingono le accuse. Secondo l'accusa, l'obiettivo finale del gruppo era che almeno uno dei bersagli subisse «violenza grave»; il ruolo di eseguire l'attacco era stato affidato a Sepahvand, mentre gli altri due imputati aiutavano a pianificarlo.
Le prove in aula sul pedinamento dei giornalisti
Secondo Iran International, i pubblici ministeri hanno detto che il 19 dicembre 2024 Sepahvand ricevette un codice postale da un numero di cellulare britannico e lo inoltrò a Javadi-Manesh; il codice indicava la sede di Volant Media, la società madre di Iran International. Cinque giorni dopo Sepahvand inviò a Javadi-Manesh una foto di Kambiz Hosseini, il link alla sua pagina Instagram e informazioni sul suo sito web e, in un messaggio, gli chiese di controllare su Instagram il cane e l'auto di Hosseini. Anche Nouri inviò un video da un parco in cui Hosseini portava a spasso il cane.
Le foto recuperate dal telefono di Nouri mostrano, da diverse angolazioni e dall'interno di un'auto, l'edificio di Brentford in cui abitava in precedenza Mojtaba Pourmohsen, altro giornalista di Iran International. Pourmohsen ci ha vissuto dal 2019 al 2023 e, secondo l'accusa, gli imputati non sapevano che si fosse trasferito. Secondo l'agenzia Associated Press, nella lista dei bersagli del gruppo c'era anche Jonathan Turner, cofondatore del gruppo «UK Lawyers for Israel».

Denaro, contatti e difese degli imputati
Secondo i pubblici ministeri, Sepahvand era in contatto con una persona di nome Mostafa Ghorbani e con un altro interlocutore in Iran e nei messaggi si discute di un versamento su un conto a suo nome presso la Banca Refah Kargaran. Inviò inoltre a Ghorbani due documenti giudiziari sul sequestro di veicoli a lui collegati e ricevette in risposta un messaggio che diceva che il suo caso si sarebbe sistemato. Alla prima udienza del processo, il 6 ottobre, è stato riprodotto anche un messaggio vocale di Sepahvand in cui, secondo i media britannici, si lamentava della scarsa paga per le ricognizioni e diceva che avrebbe chiuso la partita con i bersagli per 150.000 sterline.
Sepahvand ammette di aver svolto ricognizioni per la Repubblica islamica, ma dice di averlo fatto per paura e di averle fatte male di proposito; l'accusa ha definito questa affermazione del tutto infondata. Gli altri due imputati ammettono di essere andati in quei luoghi e di aver scattato foto, ma dicono di non sapere di aiutare l'apparato di intelligence della Repubblica islamica.
Il caso di Woolwich è l'ultimo esempio della repressione transnazionale della Repubblica islamica contro i media liberi in lingua persiana all'estero.
Iran International e i suoi giornalisti sono stati più volte bersaglio di minacce e attacchi negli ultimi anni e la polizia britannica ha annunciato più volte di aver sventato complotti legati alla Repubblica islamica sul suolo britannico.

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