La Corte suprema ha confermato la condanna a morte di Arman Marefati, uno dei detenuti della rivolta di Dey del 2026. La notizia è stata diffusa lunedì 2 novembre 2026. Arman Marefati è detenuto nel carcere di Ghezel Hesar a Karaj e, con la conferma della Corte suprema, il rischio che la sentenza venga eseguita è diventato più concreto.
La condanna era stata emessa dalla 15ª sezione del tribunale rivoluzionario di Teheran, presieduta da Abolghasem Salavati. La Corte suprema l'ha confermata appena otto giorni dopo la sentenza di primo grado, mentre la legge concede all'imputato 20 giorni per ricorrere.
Accuse e procedimento
La magistratura della Repubblica islamica accusa Arman Marefati di «partecipazione ad azioni contro la sicurezza nazionale» e di aver preso parte all'incendio di una moschea e di un seminario durante le proteste di Dey. Secondo i resoconti pubblicati sul caso, in primo grado non ha avuto accesso a un avvocato di sua scelta e l'esame in Corte suprema è stato frettoloso.
Amnesty International aveva già inserito Arman Marefati nell'elenco dei manifestanti a rischio di esecuzione imminente nel carcere di Ghezel Hesar, chiedendo alle autorità della Repubblica islamica di annullare le condanne a morte dei manifestanti.
Condanne a morte emesse e confermate in fretta
La conferma della condanna di Arman Marefati rientra in una tendenza in cui i tribunali rivoluzionari emettono una dopo l'altra condanne a morte contro i detenuti della rivolta di Dey. Nei giorni scorsi il tribunale rivoluzionario di Kerman ha condannato a morte Shayan Shakibaei e l'ufficio del principe Reza Pahlavi ha avvertito dell'esecuzione imminente di Shahab Zohdi nello stesso carcere di Ghezel Hesar.
La Corte suprema ha confermato la condanna a morte di Arman Marefati prima della scadenza del termine legale per il ricorso.

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