lunedì 2 novembre 2026
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Affermazione e realtà: Araghchi nega gli attacchi ai civili dei Paesi vicini

Abbas Araghchi sostiene che la Repubblica islamica non ha attaccato civili nei Paesi vicini; il CENTCOM e il governo del Kuwait denunciano attacchi a impianti idrici ed elettrici e a marittimi.

Affermazione e realtà: Falso

Perché conta: Negare gli attacchi ai civili dei vicini è il tentativo della Repubblica islamica di sottrarsi alla responsabilità di una guerra che ha messo in pericolo la sicurezza della regione e degli iraniani.

Affermazione e realtà: Araghchi nega gli attacchi ai civili dei Paesi vicini
Foto: Presidential Executive Office, CC BY 4.0, Wikimedia Commons

Il Comando centrale delle forze armate statunitensi (CENTCOM) ha definito “falsa”, all'alba di lunedì 2 novembre 2026, la recente affermazione di Abbas Araghchi, ministro degli Esteri della Repubblica islamica, secondo cui la Repubblica islamica non ha attaccato civili nei Paesi vicini. In una dichiarazione pubblicata anche in persiano, il CENTCOM ha affermato che la Repubblica islamica ha deliberatamente colpito infrastrutture civili, zone residenziali e altre strutture degli Stati del Golfo Persico, oltre a marittimi civili, e che negli ultimi mesi più di 20 persone sono state uccise in questi attacchi.

L'affermazione

Araghchi ha ripetuto più volte che gli attacchi della Repubblica islamica nella regione hanno colpito solo basi e strutture statunitensi. Tra febbraio e marzo 2026, in un'intervista al quotidiano Al-Araby Al-Jadeed, aveva anche negato di aver preso di mira aree civili e residenziali, ammesso la possibilità di “danni collaterali” e proposto un comitato congiunto con i Paesi vicini per esaminare gli obiettivi di quegli attacchi. Aveva perfino detto che alcuni attacchi attribuiti alla Repubblica islamica potrebbero non essere opera di Teheran. La sua nuova affermazione ripete lo stesso racconto.

La realtà

I fatti documentati smentiscono questa affermazione. Il ministero dell'Elettricità, dell'Acqua e delle Energie rinnovabili del Kuwait ha annunciato il 21 luglio 2026 che diverse centrali elettriche e impianti di dissalazione del Paese erano stati colpiti nel quarto giorno consecutivo di attacchi, che hanno provocato incendi e messo fuori servizio diverse unità di produzione. Lo stesso giorno la petroliera kuwaitiana “Kaifan” è stata colpita nello Stretto di Hormuz e diversi membri dell'equipaggio sono rimasti feriti. Il viceministro degli Esteri del Kuwait ha convocato l'ambasciatore della Repubblica islamica e ha definito l'attacco alla petroliera una “aggressione palese”.

In precedenza, tra febbraio e marzo 2026, il CENTCOM aveva reso noto che nei primi giorni di guerra la Repubblica islamica aveva colpito 14 siti civili nei Paesi vicini, cifra poi salita a oltre 300. Il centro britannico per le Operazioni del commercio marittimo ha inoltre registrato almeno 35 attacchi contro navi nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz nel solo mese di ottobre, navi i cui equipaggi sono civili. All'alba di questo stesso lunedì, una petroliera a 72 miglia da Ras al-Khafji, in Arabia Saudita, è stata colpita da due proiettili non identificati.

I dissalatori e le centrali che forniscono acqua ed elettricità alle case, e i marinai delle navi mercantili, non sono obiettivi militari secondo il diritto internazionale umanitario.

Il verdetto di DIAR: falso

L'affermazione di Araghchi è in contrasto con i rapporti ufficiali del Kuwait, i dati del CENTCOM e il bilancio degli attacchi alle navi mercantili. In risposta agli avvertimenti europei, Araghchi aveva già detto che in caso di un nuovo attacco “non ci sarà più alcuna linea rossa”.

Il governo del Kuwait ha documentato gli attacchi alle sue centrali e ai suoi dissalatori e ha convocato l'ambasciatore della Repubblica islamica.

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