Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato domenica 1 novembre, in un'intervista alla rete RSBN nello Stato dell'Iowa, che la Repubblica islamica ha solo due strade: o accettano un accordo o finiremo noi il lavoro. Ha aggiunto che l'America ha ottenuto una «grande vittoria» nello scontro con la Repubblica islamica e che questo scontro finirà presto «in un modo o nell'altro».
Trump ha detto che forse lo si farà «nel modo più facile» e ha definito «incredibile» la prova dell'America nella guerra. Non ha annunciato alcuna data per un nuovo attacco.
La telefonata con Netanyahu e le pressioni per un attacco dopo il voto
A margine dello stesso comizio elettorale, rispondendo ai giornalisti sulla sua telefonata di sabato con Benjamin Netanyahu, Trump non ha voluto dare dettagli e ha detto soltanto che è stata un'ottima conversazione e che si è parlato anche dell'Iran. Secondo fonti israeliane e americane, in quella telefonata Netanyahu gli ha chiesto di riprendere gli attacchi contro la Repubblica islamica subito dopo le elezioni di medio termine di martedì 3 novembre, mentre Trump per ora preferisce proseguire i negoziati.
La sera prima, sabato 31 ottobre, Trump aveva detto che gli Stati Uniti devono ancora occuparsi di uno o due siti della Repubblica islamica, tra cui Kuh-e Kolang, e che il lavoro richiederebbe «10 minuti».
Negoziati all'ombra delle minacce
I colloqui con la mediazione del Qatar sono proseguiti domenica. Allo stesso tempo la marina dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC) ha sostenuto che due petroliere hanno urtato delle mine nello Stretto di Hormuz, un'affermazione che nessuna fonte indipendente ha confermato. Gli Stati Uniti avevano già avvertito diversi paesi arabi del Golfo Persico di prepararsi a un nuovo round di attacchi dopo le elezioni di medio termine.
Trump ha posto la Repubblica islamica davanti a due strade: un accordo, oppure la fine del lavoro per mano americana.

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