Donald Trump e Benjamin Netanyahu si sono trovati in disaccordo, in una telefonata di sabato 31 ottobre 2026, sull'andamento dei negoziati degli Stati Uniti con la Repubblica islamica e sul momento in cui riprendere le operazioni militari. Una fonte israeliana ha definito la telefonata «difficile», una fonte americana «franca». Netanyahu vuole che gli attacchi contro la Repubblica islamica riprendano subito dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, martedì 3 novembre.
Secondo le due fonti, Trump al momento preferisce dare una possibilità ai negoziati, una posizione che ha preoccupato il primo ministro israeliano. La Casa Bianca e l'ufficio del primo ministro israeliano non hanno commentato il contenuto della telefonata. Il Wall Street Journal era stato il primo a riferire della telefonata, senza rivelarne i dettagli.
Trump: nessuna fretta, ma restano uno o due siti
Sabato Trump ha detto ai giornalisti che i colloqui con la Repubblica islamica «vanno bene» e che non ha molta fretta di riprendere gli attacchi. Allo stesso tempo ha affermato che della Repubblica islamica non ci si può fidare, perché più volte ha raggiunto un accordo per poi tirarsi indietro. Il presidente americano ha aggiunto che bisogna ancora occuparsi di uno o due siti nucleari della Repubblica islamica, tra cui un impianto all'interno del monte Kolang (la «montagna Piccone»), e che gli Stati Uniti hanno un piano in merito, una posizione di cui DIAR aveva già riferito.
Washington procede su due binari: cerca un accordo che apra la strada a negoziati diretti e si prepara a riprendere operazioni militari su larga scala dopo le elezioni per il Congresso. Gli Stati Uniti avevano già avvertito diversi Paesi arabi del Golfo Persico di prepararsi a una nuova ondata di attacchi dopo queste elezioni.
La mediazione del Qatar e la lettera di Vance
Domenica 1 novembre i mediatori del Qatar hanno incontrato per il terzo giorno consecutivo esponenti della Repubblica islamica. La settimana scorsa il vicepresidente americano JD Vance ha inviato un messaggio sulla ripresa dei negoziati a Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale della Repubblica islamica: il contatto di più alto livello tra gli Stati Uniti e Teheran da diversi mesi. Domenica Abbas Araghchi ha detto che non è stato ancora raggiunto alcun accordo e che non è previsto alcun incontro con la delegazione americana.
Netanyahu vuole un attacco immediato dopo il voto americano, mentre Trump per ora concede una possibilità ai negoziati.

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