Donald Blome, vicesegretario di Stato degli Stati Uniti per gli Affari del Vicino Oriente, ha dichiarato domenica 1 novembre 2026 alla conferenza sulla sicurezza Manama Dialogue, in Bahrein, che gli Stati Uniti non permetteranno alla Repubblica islamica di tenere in ostaggio la regione e l'economia mondiale. Il transito delle navi nello Stretto di Hormuz, ha detto, deve tornare alla normalità e la pazienza di Washington non è infinita.
Blome ha detto che gli Stati Uniti hanno teso la mano al negoziato e che i canali di dialogo restano aperti e attivi, ma che Washington è stata pronta anche a prendere un'altra strada. Ha aggiunto che gli Stati Uniti si consultano con gli alleati regionali e con i Paesi presenti alla riunione di Manama che affrontano minacce simili. Le sue parole sono arrivate il giorno dopo che i Paesi arabi e il Regno Unito hanno condannato nella stessa conferenza gli attacchi della Repubblica islamica.
Le sette condizioni della Repubblica islamica per riaprire Hormuz
Dall'altra parte, Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale della Repubblica islamica, ha detto che non ci saranno né colloqui né riapertura dello Stretto di Hormuz finché non saranno accettate le sette condizioni di Teheran. Eccole: revoca delle sanzioni imposte dopo il crollo del memorandum di Islamabad tra giugno e luglio; riduzione della presenza militare americana nella regione; ripristino delle esenzioni petrolifere di maggio-giugno; sblocco dei beni congelati, anche in Qatar; riconoscimento di una nuova rotta di navigazione a Hormuz proposta con l'Oman; chiusura di tutte le altre rotte; e fine della guerra su tutti i fronti, in particolare degli attacchi di Israele contro il Libano. Rezaei ha anche minacciato che, in caso di attacco, la Repubblica islamica risponderà con «armi nuove».
Abbas Araghchi, ministro degli Esteri della Repubblica islamica, ha detto inoltre che le consultazioni con i mediatori del Qatar su un piano per riaprire lo Stretto di Hormuz proseguono, ma non hanno ancora raggiunto un risultato definitivo. Il Qatar ha proposto di ridurre da cinque a due giorni il termine di attuazione del piano; Araghchi ne ha legato l'attuazione all'accettazione delle stesse condizioni da parte degli Stati Uniti.
La posizione di Washington
Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva detto in precedenza che Trump non ha ancora deciso un nuovo attacco contro la Repubblica islamica e preferisce una soluzione diplomatica. Donald Trump ha detto inoltre sabato sera che della Repubblica islamica non ci si può fidare nei negoziati e che occuparsi dei uno o due siti rimasti in Iran richiederebbe 10 minuti.
A Manama gli Stati Uniti hanno detto che la loro pazienza sulla chiusura di Hormuz non è infinita, mentre la Repubblica islamica lega la riapertura a sette condizioni.

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