Questo articolo aggiorna: Artin Ghazanfari, fotoreporter bahá'í, condannato a 26 anni di carcere
Artin Ghazanfari, fotoreporter bahá'í condannato dal Tribunale rivoluzionario di Teheran a 26 anni di carcere, è stato privato del diritto a un normale appello. Secondo una fonte vicina alla sua famiglia, la sentenza può essere impugnata solo davanti alla Corte suprema, non in una corte d'appello, e il termine per il ricorso è stato fissato a 10 giorni invece dei consueti 20. Questo articolo fa seguito al precedente servizio di DIAR sulla sua condanna a 26 anni di carcere.
La stessa fonte riferisce che Artin Ghazanfari è stato costretto a scegliere il proprio avvocato dalla lista dei legali approvati dal capo della magistratura e che al suo avvocato non è stato permesso di parlare con il giudice del caso.
Pena raddoppiata con la legge sullo spionaggio
Dei 26 anni di condanna, 20 sono per «attività mediatica», cinque per «riunione e collusione» e uno per «propaganda contro il sistema». Secondo la fonte vicina alla famiglia, per l'accusa legata ai media il giudice ha applicato la legge sull'inasprimento delle pene per spionaggio, portando a 20 anni una pena che normalmente è di 10. Gli è stato inoltre vietato di aderire a gruppi politici, di essere attivo sui social network e di lasciare il Paese, ed è stata ordinata la confisca del suo telefono cellulare.
Artin Ghazanfari è stato arrestato nella sua casa di Teheran nel mese di dey, nei giorni della rivolta di dey (dicembre 2025-gennaio 2026), ed è ora detenuto nel carcere della Grande Teheran.
Pressioni sui bahá'í nelle ultime settimane
La sua condanna arriva nel mezzo di un'ondata di pressioni sui cittadini bahá'í. Il 27 ottobre dieci agenti in borghese hanno fatto irruzione in tre abitazioni di una stessa famiglia bahá'í a Isfahan, portando via oro, contanti, apparecchi elettronici e oggetti di casa. A Joybar, nel Mazandaran, una corte d'appello ha confermato la condanna al carcere e a dieci anni di privazione dei diritti civili per Noyan Hejazi, accusato di «propaganda della fede bahá'í» sui social network.
La Repubblica islamica ha chiuso a un fotoreporter bahá'í perfino la via ordinaria per impugnare una condanna a 26 anni di carcere.

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