giovedì 29 ottobre 2026
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Artin Ghazanfari, fotoreporter bahá'í, condannato a 26 anni di carcere

Artin Ghazanfari, fotoreporter bahá'í detenuto dal 19 gennaio, è stato condannato a 26 anni dal Tribunale rivoluzionario di Teheran, 20 per «attività mediatica».

Perché conta: Una condanna a 20 anni per lavoro giornalistico mostra che la Repubblica islamica considera documentare la repressione un reato pari allo spionaggio.

Artin Ghazanfari, fotoreporter bahá'í, condannato a 26 anni di carcere
Foto: diffusa dalla famiglia

Artin Ghazanfari, fotoreporter e cittadino bahá'í detenuto nel carcere della Grande Teheran, è stato condannato complessivamente a 26 anni di carcere dalla Sezione 15 del Tribunale rivoluzionario di Teheran, presieduta da Abolghasem Salavati. La sentenza gli è stata notificata martedì 27 ottobre 2026.

È stato arrestato nella sua casa di Teheran il 19 gennaio 2026, nei giorni della rivolta di Dey. Gli agenti della sicurezza hanno perquisito la sua abitazione e il suo luogo di lavoro, portando via dispositivi elettronici, libri e attrezzature di lavoro e personali.

Le accuse e la ripartizione della condanna di Artin Ghazanfari

Secondo la sentenza, 20 anni sono stati inflitti per l'accusa di «attività mediatica», cinque anni per «riunione e collusione» e un anno per «propaganda contro il sistema». Una fonte vicina alla famiglia Ghazanfari ha riferito che la pena prevista per il primo capo d'accusa è di 10 anni, ma il giudice Salavati l'ha raddoppiata richiamando la legge sull'inasprimento delle pene per spionaggio.

La stessa fonte ha detto che Ghazanfari soffre di insufficienza cardiaca, ipertensione e asma. Il personale medico del carcere ha chiesto il suo trasferimento in strutture sanitarie esterne, ma per l'opposizione del giudice del caso resta privo di cure specialistiche.

La repressione di fotografi e giornalisti dopo la rivolta di Dey

La condanna a 20 anni per lavoro giornalistico è una delle più pesanti emesse nei mesi successivi alla rivolta di Dey per aver registrato e diffuso immagini. Abolghasem Salavati, presidente della Sezione 15 del Tribunale rivoluzionario di Teheran, negli ultimi anni ha inflitto pene pesanti in molti processi politici.

Questa stessa settimana il Tribunale rivoluzionario di Teheran ha condannato Jafar Panahi a cinque anni di carcere e alla confisca di tutti i beni, e prima ancora è stato diffuso il video della confessione forzata di Ehsan Arbab, blogger detenuto.

Ghazanfari è bahá'í; i cittadini bahá'í subiscono arresti, esclusione dagli studi e confisca dei beni a causa della loro fede fin dai primi anni della Repubblica islamica.

Un fotoreporter arrestato durante la rivolta di Dey ha ricevuto 20 anni di carcere per il suo lavoro giornalistico.

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