Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale della Repubblica islamica, dopo l'incontro di lunedì 26 ottobre a Teheran con le delegazioni di Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, ha detto che le minacce americane hanno scarso effetto sui Paesi del mondo e ha parlato di un clima nuovo e positivo nella regione. Anche i media di regime hanno presentato l'incontro come l'avvio di un quadro di sicurezza regionale.
I fatti di quello stesso giorno mostrano un quadro diverso. Il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman, il capo dell'esercito pakistano Asim Munir e il capo dell'intelligence turca Ibrahim Kalin hanno partecipato all'incontro di Teheran. Un funzionario pakistano ha detto a Reuters che il piano presentato da Asim Munir alla Repubblica islamica ha l'approvazione di Donald Trump per proseguire la via diplomatica e che, se sarà accettato, i Paesi del Patto della Mecca e il Qatar ne saranno garanti.
La minaccia americana e l'economia iraniana
Il blocco navale americano sui porti iraniani resta in vigore. La società Kpler aveva già reso noto che le scorte galleggianti di petrolio della Repubblica islamica erano scese a zero e che i ricavi dalle vendite di greggio via mare resteranno azzerati fino a metà dicembre. Donald Trump ha detto venerdì 23 ottobre che gli Stati Uniti potrebbero attaccare di nuovo la Repubblica islamica e lunedì sera ha definito il cessate il fuoco una perdita di tempo.
L'attacco degli Houthi la stessa notte
Gli Houthi, sostenuti dalla Repubblica islamica, hanno rivendicato lunedì attacchi contro l'aeroporto di Riad e le stazioni di pompaggio del petrolio saudita. La coalizione guidata dall'Arabia Saudita ha reso noto di aver intercettato all'alba di martedì 27 ottobre tre missili balistici diretti verso la Provincia orientale e quattro droni. La dichiarazione finale dell'incontro di Teheran non ha annunciato alcun accordo per fermare gli attacchi degli Houthi. Nello stesso momento il parlamento egiziano ha autorizzato l'esercito del Paese a partecipare alla difesa dell'Arabia Saudita.
Il giudizio di DIAR
Il viaggio a Teheran di tre delegazioni militari e di sicurezza, con un piano sostenuto dalla Casa Bianca, è il risultato proprio della pressione che Mohsen Rezaei definisce inefficace. Anche la tesi di un clima positivo non regge di fronte ai missili lanciati quella stessa notte contro l'Arabia Saudita dalle forze per procura della Repubblica islamica. Il giudizio di DIAR: fuorviante.
Tre delegazioni sono arrivate a Teheran con un piano approvato da Donald Trump, mentre Mohsen Rezaei definiva inefficace la minaccia americana.

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