Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avvertito domenica 25 ottobre 2026, due giorni prima delle elezioni parlamentari del Paese, che la Repubblica islamica o i suoi gruppi alleati potrebbero attaccare Israele nei prossimi giorni per turbare il voto. Ha pronunciato queste parole visitando una batteria del sistema di difesa antimissile balistico Arrow.
Netanyahu ha detto che l'esercito israeliano è pronto sia a difendersi sia ad attaccare, e che esistono segnali d'intelligence secondo cui la Repubblica islamica e le sue forze alleate potrebbero tentare di mettere in discussione il processo elettorale con un attacco. Rivolgendosi al governo di Teheran, ha detto di non mettere alla prova Israele, perché in quel caso riceverebbe colpi ben oltre la proporzionalità, aggiungendo che Israele è molto più forte di quanto immaginino.
I dettagli dell'avvertimento e la valutazione dell'esercito israeliano
Il primo ministro israeliano non ha fornito dettagli su queste valutazioni d'intelligence né indizi di un piano preciso. Nello stesso tempo, il Canale 13 della televisione israeliana ha riferito che Eyal Zamir, capo di stato maggiore dell'esercito israeliano, ha detto in una riunione a porte chiuse di non vedere al momento alcuna necessità operativa di colpire la Repubblica islamica prima delle elezioni. Non è la prima volta che Netanyahu parla di un possibile attacco di Teheran nelle settimane che precedono il voto.
Le elezioni parlamentari israeliane si terranno martedì 27 ottobre e le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti una settimana dopo, il 3 novembre. Negli stessi giorni Donald Trump ha ripetuto a Fox News che sta decidendo tra un accordo con la Repubblica islamica e «finire il lavoro»; una frase che aveva già ripetuto dopo il voto anticipato in Florida.
Nuove minacce della Repubblica islamica
L'avvertimento di Netanyahu arriva mentre i funzionari della Repubblica islamica hanno parlato più volte negli ultimi giorni di allargare il raggio degli attacchi, tra cui l'inserimento di diplomatici e personale americano nella lista degli obiettivi. Anche Abbas Araghchi, ministro degli Esteri della Repubblica islamica, ha detto domenica che la politica di Teheran non cambierà, con o senza guerra.
Due giorni prima del voto in Israele, Netanyahu ha parlato di segnali d'intelligence di un possibile attacco della Repubblica islamica e delle sue forze alleate.

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