Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto sabato 24 ottobre 2026, dopo aver partecipato al voto anticipato per le elezioni di metà mandato del Congresso in Florida, che con la Repubblica islamica restano solo due strade: o dovrà «finire il lavoro», o il regime di Teheran accetterà un accordo. Ha aggiunto di non essere ancora sicuro di quale strada si prenderà, ma che in entrambi i casi l'America vincerà.
Trump ha detto che gli Stati Uniti potrebbero agire presto e che potrebbe anche arrivare un accordo «grande e bello». Ha parlato inoltre dell'esame di un'opzione di attacco contro la Repubblica islamica che potrebbe iniziare già da questa domenica. Il presidente americano ha anche sollevato la questione se la Repubblica islamica rispetterebbe un eventuale accordo firmato.
Perché Trump continua la guerra
Trump ha detto che avrebbe potuto chiudere il dossier dopo gli attacchi dei bombardieri B-2 contro gli impianti nucleari della Repubblica islamica nel giugno 2025, ma che in quel caso Teheran avrebbe potuto arrivare all'arma nucleare entro uno o due anni, e che questa è l'unica ragione per mantenere la pressione. Ha definito i leader della Repubblica islamica «molto cattivi» e il regime il maggiore Stato sponsor del terrorismo, e ha ricordato l'uccisione dei manifestanti in Iran; secondo lui la Repubblica islamica ha ucciso 75.000 manifestanti. La cifra è stata fornita dallo stesso Trump e DIAR non ha potuto verificarla in modo indipendente.
La proposta su Hormuz e la risposta di Washington
Le parole di Trump sono arrivate dopo che Reza Amiri Moghadam, ambasciatore della Repubblica islamica in Pakistan, aveva detto che Teheran aveva proposto tramite Islamabad di riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco navale dei suoi porti, e che Trump aveva respinto la proposta insistendo sul proseguimento del blocco. DIAR aveva già riferito i dettagli di questa proposta. Nel frattempo un media legato ai Guardiani della Rivoluzione, citando una fonte anonima, ha smentito la notizia di uno scambio Hormuz-blocco: una contraddizione che dimostra ancora una volta che le voci all'interno del regime sui negoziati non coincidono.
Anche Masoud Pezeshkian, capo del governo della Repubblica islamica, ha attribuito all'America il fallimento dell'accordo provvisorio e ha detto di volere ancora la prosecuzione dei colloqui.
Queste dichiarazioni seguono le notizie sulla propensione di Trump a riprendere le operazioni militari e sul rafforzamento della flotta americana nella regione; venerdì, durante un comizio in Florida, aveva già detto che un'altra operazione era possibile.
Donald Trump dice che la decisione finale tra chiudere la partita con la Repubblica islamica e un accordo non è ancora stata presa.

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