Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha detto la sera di venerdì 23 ottobre 2026, durante un comizio elettorale in Florida, che gli Stati Uniti potrebbero condurre un'altra operazione militare contro la Repubblica islamica, a meno che Teheran non accetti un accordo con Washington. Ha indicato alla Repubblica islamica due strade: o si ripete una versione ridotta dell'operazione «Furia epica», il nome dell'operazione congiunta di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica lo scorso febbraio, oppure Teheran accetta.
Trump ha aggiunto che, se il governo di Teheran è saggio, verrà al tavolo e comincerà a lavorare sul serio. Nello stesso discorso ha definito lo Stretto di Hormuz, con le sue parole, «completamente nostro», un riferimento al blocco navale statunitense che da luglio ha quasi del tutto fermato le esportazioni di petrolio della Repubblica islamica.
La reazione alle parole di Tom Barrack
Prima del comizio Trump ha detto ai giornalisti di non essere al corrente delle parole di Tom Barrack, ambasciatore statunitense in Turchia, su un possibile attacco americano contro la Repubblica islamica proprio questo fine settimana, e che se un piano del genere esistesse, lui non ne saprebbe nulla. Barrack aveva detto venerdì che un nuovo attacco potrebbe arrivare presto, anche questo fine settimana, sottolineando però che il presidente resta aperto a un accordo diplomatico con Teheran.
Negli ultimi giorni Trump ha parlato più volte della possibilità di una nuova azione militare. All'inizio della settimana aveva detto ai giornalisti che gli Stati Uniti avevano inferto un duro colpo alla Repubblica islamica e che potrebbero spingersi un po' oltre. Ha anche detto che Washington valuta se finire la Repubblica islamica o lasciarla crollare dall'interno; e in precedenza aveva affermato che gli Stati Uniti non negoziano con la Repubblica islamica e che tutto finirà presto.
Pressione su Teheran alla vigilia delle elezioni americane
Queste parole arrivano mentre la tensione nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz ha raggiunto il culmine e il prezzo del Brent ha superato i 116 dollari al barile. Nello stesso tempo i ministri degli Esteri di diversi Paesi della regione e dell'Europa, riuniti a Istanbul, si sono espressi a favore della diplomazia e contro un nuovo attacco. Trump non ha fornito dettagli su tempi, obiettivi o forma di un'eventuale operazione, e finora non è stato annunciato alcun ordine di nuovo attacco.
Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti si tengono il 3 novembre e i dirigenti della Repubblica islamica, secondo fonti informate, stanno deliberatamente trascinando i negoziati perché il presidente americano arrivi indebolito a queste elezioni.
Donald Trump ha posto la Repubblica islamica davanti a due strade: un accordo o un nuovo ciclo di operazioni militari statunitensi.

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