Abbas Araghchi, ministro degli Esteri della Repubblica islamica, ha detto in un'intervista all'emittente saudita Al-Ekhbariya che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché non si raggiungerà un accordo con gli Stati Uniti e che, prima di qualsiasi passo, Teheran chiede l'attuazione degli impegni americani previsti dal memorandum d'intesa di Islamabad. Contemporaneamente Marco Rubio, segretario di Stato degli Stati Uniti, ha definito «molto difficile» raggiungere un accordo con la Repubblica islamica.
Secondo Araghchi, i colloqui indiretti con Washington proseguono attraverso Pakistan e Qatar. Ha sostenuto che, nel piano in sette giorni della Repubblica islamica, lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto completamente il sesto giorno e che gli americani avrebbero comunicato a Teheran di accettare queste condizioni, ma di voler aggiungere alcune altre clausole. Il ministro degli Esteri della Repubblica islamica ha anche detto che gli sviluppi nel Mar Rosso non hanno nulla a che fare con Teheran; questo mentre gli Houthi, alleati della Repubblica islamica, negli ultimi giorni hanno ucciso decine di giovani con un attacco missilistico contro il campo di Al-Alam, a Shabwa, nello Yemen.
Rubio: la pressione economica continuerà
Marco Rubio ha detto ai media americani che la pressione economica sulla Repubblica islamica continuerà finché non cesseranno gli attacchi alle navi mercantili nello Stretto di Hormuz. In precedenza aveva paragonato gli attacchi della Repubblica islamica alle navi mercantili ai metodi degli U-Boot della Germania nazista.
Mediatori a Teheran uno dopo l'altro
Le parole di Araghchi sono arrivate il giorno dopo la visita a Teheran del feldmaresciallo Asim Munir, capo dell'esercito pakistano. Durante quella visita Mohsen Rezaei ha detto a Munir che nemmeno una particella di uranio arricchito lascerà l'Iran. Dopo la partenza di Munir è arrivata a Teheran una delegazione del Qatar. L'agenzia Reuters, citando alti funzionari della Repubblica islamica, ha riferito che Teheran sta deliberatamente prolungando i colloqui fino alle elezioni di metà mandato americane del 3 novembre, preparandosi nel frattempo all'eventualità di nuovi attacchi.
La chiusura dello Stretto di Hormuz impone da mesi un costo pesante all'economia iraniana: Scott Bessent, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ha detto che da agosto nessuna petroliera ha caricato sull'isola di Kharg e che le esportazioni di petrolio della Repubblica islamica sono quasi ferme sotto il blocco navale americano.
La Repubblica islamica tiene lo Stretto di Hormuz in ostaggio delle sue condizioni, mentre il blocco americano ha paralizzato le esportazioni di petrolio dello stesso regime.

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