I corpi di Mohammad Rigi Sanjarani, 22 anni, e di Aziz Rigi, 23 anni, noto come «Lalegol», due connazionali beluci uccisi a colpi di arma da fuoco da forze di sicurezza in borghese la sera di domenica 4 ottobre 2026 nel quartiere di Falaki Kuzeh a Zahedan, sono stati restituiti alle famiglie la notte di sabato 17 ottobre con condizioni di sicurezza, dopo 13 giorni senza notizie e di insistenti ricerche da parte dei familiari.
Secondo fonti locali, il cui racconto è stato pubblicato da Haalvsh, il media per i diritti umani del Belucistan, i due giovani avevano alzato le mani e dichiarato di arrendersi, ma sono stati comunque colpiti e, dopo essere caduti a terra, è stato sparato loro di nuovo a distanza ravvicinata. Chi ha visto i corpi ha riferito di ferite da arma da fuoco e di segni simili a colpi inferti con un oggetto pesante. I media di Stato hanno definito l'accaduto una «operazione di sicurezza», una versione in contrasto con quanto dicono i testimoni locali.
Le condizioni di sicurezza per la restituzione dei corpi
Per quasi dieci giorni le famiglie non hanno avuto notizie della sorte dei figli. Poi agenti della sicurezza le hanno contattate, hanno comunicato la morte dei due giovani, hanno detto che i corpi erano all'obitorio e hanno chiesto denaro per restituirli. Secondo Haalvsh, le condizioni per la restituzione dei corpi erano queste: le famiglie non hanno diritto di sporgere denuncia né di intraprendere azioni legali a Teheran, la sepoltura deve avvenire fuori città e di notte, e non è consentita alcuna comunicazione pubblica né la diffusione di foto e video.
Aziz Rigi è stato sepolto quella stessa notte del 17 ottobre nel cimitero di Cheshmeh Ziarat a Zahedan, e Mohammad Rigi Sanjarani un giorno dopo, domenica 18 ottobre, quando la sua tomba è stata pronta.
Danni ai negozi e minacce a un commerciante
I proiettili hanno colpito anche i negozi vicini. Secondo fonti locali, un negozio di tessuti ha subito danni per circa 550 milioni di toman e il proprietario, quando ha chiesto un risarcimento, è stato minacciato di carcere da persone legate agli organi di sicurezza.
Tenere in ostaggio i corpi dei morti e pretendere denaro e impegni dalle famiglie è un metodo che la Repubblica islamica ha usato più volte nel Sistan e Belucistan. L'episodio avviene mentre Amir Darzadehpour, un prigioniero beluco, è stato giustiziato il 17 ottobre nel carcere di Zahedan.
Le famiglie dei due giovani beluci hanno potuto riavere i corpi dei figli solo impegnandosi al silenzio, a una sepoltura notturna e alla rinuncia a ogni denuncia.

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