Abbas Araghchi, ministro degli Esteri della Repubblica islamica, ha attaccato lunedì 19 ottobre 2026, in un messaggio su X, il presidente francese Emmanuel Macron, accusandolo di assecondare un «crimine contro gli iraniani». La reazione è arrivata dopo che Macron, in un discorso televisivo di domenica 18 ottobre, aveva collegato l'aumento dei prezzi dei carburanti in Francia alla guerra in Medio Oriente e al conflitto nel Golfo Persico.
Araghchi ha scritto che è ormai tardi per dare la colpa a una guerra alla cui nascita hanno contribuito i sodali di Macron, sostenendo che il presidente francese ha creato lui stesso questa situazione dichiarando il proprio sostegno a Donald Trump. Anche Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica islamica, domenica ha accusato Macron di «doppio standard», scrivendo che a gennaio aveva chiesto il diritto di riunione pacifica in Iran, mentre ora parla di punizione rapida per i responsabili delle violenze in Francia.
Il discorso di Macron e le proteste in Francia
Dopo le proteste per il caro vita di sabato 17 ottobre, che in alcune città sono degenerate in saccheggi, incendi e scontri con la polizia, Macron ha detto che la Francia non partecipa alla guerra del Golfo ma ne subisce le conseguenze. Ha distinto tra i manifestanti che, a suo dire, hanno richieste «legittime» e coloro che si limitano a distruggere e saccheggiare, e ha annunciato che il primo ministro Sébastien Lecornu incontrerà nei prossimi giorni partiti, sindacati e rappresentanti degli studenti.
Secondo il ministero dell'Interno francese, circa 550.000 persone hanno partecipato alle proteste di sabato e quasi 2.400 sono state arrestate. Circa mille poliziotti e gendarmi sono rimasti feriti. Le organizzazioni per i diritti umani hanno criticato l'uso sproporzionato della forza da parte della polizia, e l'ispettorato interno della polizia sta esaminando almeno 24 denunce per violenze degli agenti. Parigi aveva già accusato la Repubblica islamica di condurre una «campagna di disinformazione» sulle proteste studentesche in Francia e ne aveva convocato l'ambasciatore.
Un confronto che si ritorce contro Teheran
Il confronto proposto dal ministero degli Esteri della Repubblica islamica perde ogni forza davanti ai fatti della rivolta di gennaio. In Francia organismi indipendenti esaminano le denunce di violenza della polizia, i partiti d'opposizione chiedono liberamente le dimissioni del presidente e il governo dialoga con sindacati e studenti. In Iran, invece, a gennaio le forze governative hanno sparato sui manifestanti dai tetti degli edifici, cittadini come Peyman Ghadiri sono stati colpiti da proiettili nella propria casa e, secondo l'allarme di Amnesty International, almeno 20 manifestanti rischiano l'esecuzione imminente.
Il ministero degli Esteri della Repubblica islamica sfrutta i disordini in Francia per attaccare Macron, mentre ha risposto ai manifestanti di gennaio con le pallottole e la forca.

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