Masoud Pezeshkian, presidente della Repubblica islamica, in una nuova intervista con l'emittente qatariota Al Jazeera ha sminuito l'identità nazionale dell'Iran di fronte a quella che chiama «umma islamica». Ha detto che se i musulmani si siedono insieme non si parla più di Paese arabo, di Turchia o di Iran, e che ciò che conta è la pietà, non la nazionalità.
In un passaggio dell'intervista Pezeshkian ha detto: «Se noi musulmani ci sediamo insieme, innanzitutto non esiste più un Paese arabo, un Paese Turchia o un Paese Iran...». Queste parole sono pronunciate da chi porta ufficialmente il titolo di presidente dell'Iran e dovrebbe rappresentare gli interessi nazionali degli iraniani.
La reazione di Kasra Aarabi alle parole di Pezeshkian
Kasra Aarabi, direttore della ricerca sui Guardiani della Rivoluzione presso l'organizzazione United Against Nuclear Iran, domenica 18 ottobre 2026 ha scritto su X che queste parole potrebbero essere liquidate come propaganda rivolta al mondo islamico, ma in realtà rivelano come i governanti della Repubblica islamica vedano il potere e il mondo. Secondo lui, questi governanti credono in una «umma» globale, dividono il mondo in «Dar al-Islam» e «Dar al-Kufr», e il concetto di «Iran» per loro non ha senso perché considerano lo Stato-nazione un'idea occidentale. Aarabi ha aggiunto che per loro il nazionalismo è solo uno strumento propagandistico per conquistare il pubblico interno ed estero.
Precedenti: gli interessi nazionali sacrificati alla costruzione dell'umma
I critici della Repubblica islamica sostengono da anni che questo governo ha sacrificato gli interessi nazionali e l'integrità territoriale dell'Iran a un'ideologia di costruzione dell'umma e all'espansione dell'influenza regionale tramite gruppi per procura. Il costo di questa politica lo hanno pagato gli iraniani: dal denaro e dalle armi riversati su Hezbollah in Libano, di cui ora perfino il ministro degli Esteri libanese ha chiesto la fine, al sostegno agli houthi nello Yemen, per il quale il governo yemenita ha respinto la mediazione di Teheran.
Anche Marco Rubio, segretario di Stato americano, aveva descritto in precedenza i religiosi al potere in Iran come dirigenti radicali con una visione apocalittica, che spendono i soldi del Paese in armi e nell'«esportazione della rivoluzione» invece di migliorare la vita degli iraniani.
Le parole di Pezeshkian arrivano mentre gli iraniani, nelle rivolte degli ultimi anni, hanno tracciato un confine netto tra l'Iran e la Repubblica islamica con slogan in difesa dell'identità nazionale, della bandiera del Leone e Sole e della storia dell'Iran.
Il presidente della Repubblica islamica ha definito poco importanti l'Iran e la nazionalità di fronte alla «umma islamica».

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