domenica 18 ottobre 2026
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FMI: il proseguimento della guerra infliggerà uno shock economico più duro al Medio Oriente

L'FMI ha avvertito che il prolungarsi della guerra e nuove interruzioni energetiche colpiranno il Medio Oriente con uno shock più duro; il Fondo prevede per l'economia iraniana una contrazione del 7,6%.

FMI: il proseguimento della guerra infliggerà uno shock economico più duro al Medio Oriente
Foto d'archivio; foto: Marek Ślusarczyk ( Tupungato ) Photo portfolio, licenza CC BY 3.0, Wikimedia Commons

Il Fondo monetario internazionale ha avvertito giovedì 15 ottobre 2026 che il prolungarsi della guerra in Medio Oriente e le nuove interruzioni nella produzione di energia, nelle rotte marittime e nelle infrastrutture critiche rappresentano il principale rischio per le economie della regione, e che la capacità di questi Paesi di assorbire gli shock sta diminuendo. Secondo le previsioni del Fondo, quest'anno l'economia iraniana si contrarrà del 7,6%.

Jihad Azour, direttore del Dipartimento Medio Oriente e Asia centrale dell'FMI, ha dichiarato in una conferenza stampa a Bangkok, a margine delle riunioni annuali del Fondo e della Banca mondiale, che la guerra ha inflitto alla regione uno shock fortemente asimmetrico e che i Paesi direttamente coinvolti hanno dovuto affrontare pressioni severe. Secondo Azour, finora i Paesi hanno attenuato il colpo con le riserve energetiche, con rotte alternative per le esportazioni e i trasporti e con l'aggiustamento della domanda, ma questi strumenti offrono solo un sollievo temporaneo, e il calo delle riserve e la limitata capacità in eccesso potrebbero, in caso di una nuova interruzione, portare a un balzo dei prezzi molto più forte.

Previsioni di crescita per la regione e per l'Iran

L'FMI stima che l'economia di Medio Oriente, Nord Africa e Pakistan, dopo una crescita del 3,3% nel 2025, si contrarrà dell'1,3% nel 2026 per tornare a crescere del 6,6% nel 2027. Il Fondo prevede una recessione a due cifre per Iraq, Kuwait e Qatar e ritiene che quest'anno anche le economie di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti siano in contrazione.

Secondo la valutazione del Fondo, gli esportatori di petrolio colpiti direttamente dalla guerra stanno vivendo quest'anno una dura recessione e, anche con la ripresa della produzione energetica nel 2027, la loro produzione resterà al di sotto delle previsioni prebelliche. L'ipotesi del Fondo è che lo Stretto di Hormuz riapra gradualmente a partire da marzo 2027 e che la navigazione e le esportazioni di energia tornino in gran parte alla situazione prebellica entro ottobre 2027.

La contrazione del 7,6% dell'economia iraniana è prevista in un momento in cui le esportazioni di greggio della Repubblica islamica sono scese a zero a causa del blocco navale statunitense e la produzione petrolifera iraniana è crollata sotto i due milioni di barili al giorno. Intanto l'inflazione su base puntuale ha raggiunto quasi il 90% e il peso del bellicismo della Repubblica islamica nel Golfo Persico grava più di tutto sulle tavole degli iraniani.

L'allarme dell'ONU sulla povertà

Il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo ha avvertito a sua volta, in un rapporto pubblicato l'11 ottobre, che se i governi trasferiranno ai consumatori l'aumento dei prezzi dell'energia e dei beni alimentari senza sussidi o compensazioni, circa 130 milioni di persone in più scenderanno sotto la soglia di povertà nel 2026. Alexander De Croo, a capo del programma, ha dichiarato a Bangkok che molti Paesi in via di sviluppo hanno speso molto in sussidi energetici e che le loro risorse per proseguirli si stanno esaurendo. Secondo De Croo, questi Paesi non si erano ancora ripresi dagli shock del Covid e della guerra in Ucraina quando la guerra in Medio Oriente ne ha inflitto loro uno nuovo.

L'edificio della sede del Fondo monetario internazionale a Washington
L'edificio della sede del Fondo monetario internazionale a Washington

L'FMI prevede che quest'anno l'economia iraniana si contragga del 7,6%, uno dei cali più pesanti della regione.

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