Un raduno di protesta degli abitanti di Meymeh, nella provincia di Isfahan, contro il nome della contea di nuova istituzione «Meymeh e Vazvan» è degenerato in violenza domenica 11 ottobre 2026 con l'intervento delle forze di sicurezza della Repubblica islamica. I manifestanti vogliono che la contea si chiami semplicemente «Meymeh».
I video pubblicati da Meymeh mostrano il rumore di spari, il fumo dei gas lacrimogeni e manifestanti con i vestiti insanguinati. La protesta è proseguita nelle strade della città fino a sera, dopodiché le forze di sicurezza hanno sparato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Il tipo di arma usata e il numero dei feriti non sono ancora chiari. Secondo i testimoni, alcuni manifestanti sono rimasti feriti e diversi sono stati arrestati; alcuni di loro sono stati fermati in ospedale. Anche martedì 13 ottobre è stata segnalata una presenza più massiccia di forze di sicurezza a Meymeh.
La vicenda del nome della contea di Meymeh e Vazvan
Gli abitanti di Meymeh si battevano da circa vent'anni per far elevare questo distretto a contea. Il consiglio dei ministri della Repubblica islamica ha infine approvato la promozione, ma ad agosto 2024 alla nuova contea è stato dato il nome «Meymeh e Vazvan», e proprio questa decisione ha suscitato la protesta di una parte dei residenti.
I manifestanti dicono che il nome storico di Meymeh non deve essere fuso con quello di un'altra città e citano le norme del ministero dell'Interno, che basano la denominazione sul passato storico e geografico e limitano i nomi composti ai casi eccezionali. I responsabili della Repubblica islamica, al contrario, dicono che anche il diritto di Vazvan deve riflettersi nel nome della contea. Fino alla pubblicazione di questo articolo, nessun responsabile ha fornito spiegazioni sul trattamento riservato dalle forze di sicurezza ai manifestanti e sugli spari.
La repressione delle proteste di categoria e locali
Nelle immagini pubblicate, alcuni manifestanti reggevano la bandiera della Repubblica islamica e un ritratto di Ali Khamenei e gridavano slogan religiosi; eppure le forze di sicurezza hanno risposto loro nello stesso modo in cui da anni rispondono alle proteste di categoria, per la sopravvivenza e locali. Anche le proteste contro la scarsità d'acqua, i blackout elettrici, la carenza di carburante e il carovita sono state più volte accolte con gas lacrimogeni, arresti e spari.
La provincia di Isfahan è stata negli ultimi mesi più volte teatro di violenze delle forze governative, tra cui la morte di Pezhman Sourani sotto le percosse delle forze governative a Najafabad e la presenza di uomini armati di coltello a una marcia sostenuta dai Guardiani della Rivoluzione a Isfahan.

Anche i manifestanti che reggevano la bandiera della Repubblica islamica sono stati accolti da gas lacrimogeni e spari delle forze di sicurezza.

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