Fatemeh Mohajerani, portavoce del governo di Masoud Pezeshkian, ha confermato martedì 13 ottobre 2026, nel suo consueto incontro settimanale con la stampa, che il rallentamento di internet in Iran è una decisione deliberata. Secondo le sue parole, «gli organi competenti a volte sono costretti a rallentare internet».
La portavoce del governo ha indicato come motivo della decisione «l'importanza delle banche dati e dei servizi basati su internet», senza dire quale organo decida il rallentamento, per quanto tempo la restrizione resterà in vigore e in base a quale delibera venga applicata. L'ammissione arriva mentre gli utenti, nelle ultime settimane, hanno segnalato un netto calo della velocità e disservizi nei servizi online.
Il precedente dei blackout di internet in Iran
All'inizio della guerra con gli Stati Uniti e Israele, il 28 febbraio 2026, la Repubblica islamica ha interrotto l'accesso dei cittadini a internet internazionale. Secondo NetBlocks, il blackout è durato 88 giorni e oltre 2.000 ore, ed è stato il più lungo blackout nazionale di internet mai registrato al mondo; a un certo punto la connettività è scesa a circa l'uno per cento del livello prebellico.
Il 26 maggio Masoud Pezeshkian ha ordinato al ministro delle Comunicazioni di ripristinare l'accesso internazionale, e il Consiglio supremo del cyberspazio, presieduto dal suo primo vicepresidente Mohammad Reza Aref, ha approvato il ritorno di internet alla situazione precedente a dicembre 2025. Tuttavia i Guardiani della Rivoluzione (IRGC) e gli ambienti oltranzisti si sono opposti all'ordine e la riapertura è rimasta incompleta; gli utenti dicono che ciò che hanno ottenuto è molto lontano dalla promessa del governo. La rimozione delle restrizioni a internet era una delle principali promesse elettorali di Pezeshkian.
Il governo stesso aveva ammesso in precedenza che molte attività online non reggono più di tre settimane senza internet e che l'economia subisce perdite dirette di decine di milioni di dollari al giorno.
Timori per un nuovo blackout
L'ammissione della portavoce arriva pochi giorni dopo che i funzionari della Repubblica islamica avevano parlato della possibilità di un nuovo blackout di internet e della chiusura delle scuole in caso di ripresa della guerra. Allo stesso tempo, le minacce di funzionari e media di regime di colpire i cavi internet sottomarini nel Golfo Persico, tra cui la difesa da parte di Kayhan degli attacchi ai cavi in fibra ottica, hanno accresciuto la preoccupazione degli utenti.

La portavoce del governo Pezeshkian ha ammesso che la lentezza di internet in Iran è il risultato di una decisione delle autorità e non di un guasto tecnico.

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