Domenica 11 ottobre 2026 i responsabili della sala visite del carcere di Evin hanno picchiato selvaggiamente il fratello di una detenuta politica durante un colloquio. Fonti informate sulla situazione delle detenute politiche a Evin hanno detto a Iran International che un uomo di nome Rezaei, capo della sala visite, e Mobaraki, il suo vice, hanno preso a botte l'uomo davanti ai bambini e lo hanno cacciato dalla sala con volgari insulti sessuali.
Secondo queste fonti, la famiglia della detenuta, dopo mesi, era arrivata a Teheran da una cittadina di provincia e aveva concordato il colloquio in anticipo. Il direttore del carcere aveva autorizzato due turni di colloquio e la stessa detenuta ne era stata informata, ma i responsabili della sala visite hanno ignorato l'autorizzazione. I nomi della detenuta e del fratello non sono stati resi noti e le autorità del carcere e della magistratura della Repubblica islamica non hanno reagito al rapporto.
Nuove restrizioni per le detenute politiche a Evin
L'episodio si inserisce in una crescente pressione sulle detenute politiche a Evin. Secondo le stesse fonti, la durata dei colloqui di persona di queste detenute, che prima era di un'ora, è stata ridotta a 20 minuti negli ultimi mesi, in concomitanza con l'inasprirsi della repressione. In precedenza erano state interrotte le telefonate di nove detenute politiche e ora anche le telefonate di Zahra Karami sono state sospese per un mese.
Privare i detenuti di colloqui e contatti con i familiari è uno strumento di pressione ben noto contro i prigionieri politici nella Repubblica islamica. Negli ultimi giorni, la condanna a morte di Amirhasan Akbari Monfared, studente detenuto a Evin, è stata confermata dalla Corte suprema e Nahid Khodajoo, attivista sindacale, è stata arrestata di nuovo.
I responsabili della sala visite di Evin hanno picchiato il fratello di una detenuta politica davanti ai bambini, nonostante il direttore del carcere avesse autorizzato il colloquio.

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