Nei giorni scorsi i funzionari del ministero delle Comunicazioni e del ministero dell'Istruzione della Repubblica islamica hanno annunciato la possibilità di una nuova interruzione di internet e della chiusura delle scuole in caso di ripresa della guerra. Secondo Kayhan London, le dichiarazioni arrivano mentre crescono i segnali di un ritorno del conflitto militare tra la Repubblica islamica e gli Stati Uniti.
Vahid Yazdanian, viceministro delle Comunicazioni per lo sviluppo della rete nazionale dell'informazione, sabato 10 ottobre ha dichiarato che in caso di «nuova guerra o disordini» esiste la possibilità di un'interruzione di internet, ma che non è ancora chiaro a quale livello verrebbero applicate le restrizioni. Secondo Iran International, ha aggiunto che il ruolo del presidente in queste decisioni sarà probabilmente più rilevante.
Contraddizione nelle dichiarazioni del ministero delle Comunicazioni
Queste parole sono in netta contraddizione con quanto affermato in precedenza da Mohammad Hatamizadeh, viceministro per gli affari giuridici dello stesso ministero, che aveva sostenuto che il Paese avesse raggiunto una «maturità» tale da gestire anche crisi gravi senza interrompere internet e che gli iraniani non avrebbero più visto blackout della rete.
Secondo Kayhan London, Mohammad Hafez Hokmi, viceministro per la tecnologia e gli affari internazionali del ministero delle Comunicazioni, ha descritto la diffusione di Starlink in Iran come la fine del controllo del governo sul cyberspazio e ha detto che, poiché Starlink non dipende più dalla rete interna, nella prossima crisi le autorità potrebbero essere costrette a tagliare l'elettricità. Queste dichiarazioni mostrano che gli organi del potere prendono in considerazione persino i blackout elettrici pur di chiudere ai cittadini l'accesso a un'informazione libera.
Dopo la rivolta di gennaio e l'inizio della guerra nel marzo 2026, la Repubblica islamica ha interrotto per lungo tempo l'accesso dei cittadini a internet e in seguito ha continuato a imporre ampie restrizioni alla velocità e all'accesso a siti web e social network.
Chiusura delle scuole in caso di ripresa della guerra
Secondo Kayhan London, Ali Kazemi, ministro dell'Istruzione della Repubblica islamica, sabato 10 ottobre ha confermato che in caso di ripresa della guerra le scuole potrebbero essere chiuse. A suo dire la priorità è la didattica in presenza nelle zone sicure, mentre nelle zone minacciate verrà applicata la didattica mista; la decisione finale spetta ai governatori e ai consigli per la sicurezza delle province e sarà annunciata nei prossimi giorni.
Nella provincia di Hormozgan, la più vicina allo Stretto di Hormuz, dalla domenica 11 ottobre le scuole di Bandar Abbas svolgono le lezioni tre giorni a settimana in presenza e due giorni online, e la didattica mista è stata introdotta anche a Qeshm, Sirik e Jask. La domanda senza risposta è come potrà proseguire la didattica online se internet verrà interrotto.
Segnali di ripresa del conflitto
Queste decisioni arrivano mentre Ebrahim Rezaei, membro della commissione Sicurezza nazionale del Parlamento, ha detto che la possibilità di una ripresa degli scontri non può essere ignorata. In precedenza i Guardiani della Rivoluzione (IRGC) avevano testato decine di missili e Mohsen Rezaei aveva minacciato i data center della regione. Mohsen Rezaei ha anche definito insufficiente la risposta degli Stati Uniti alle condizioni della Repubblica islamica per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
In vista di una possibile guerra, la Repubblica islamica prepara i cittadini innanzitutto a un blackout di internet, alla chiusura delle scuole e persino a interruzioni dell'elettricità.

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