Asadollah Jafari, capo della giustizia della provincia di Isfahan, ha annunciato domenica 11 ottobre 2026 che nella provincia è iniziata l'identificazione delle cittadine che non rispettano l'hijab obbligatorio e che esse «devono rispondere delle loro azioni». Secondo Iran International, per descrivere queste cittadine ha usato l'etichetta «esibizioniste e dissolute».
Il capo della giustizia di Isfahan ha definito l'hijab un precetto religioso, una legge e la volontà del popolo, e ha detto che la magistratura è pronta ad applicarlo e lo sta già applicando. Secondo lui esistono leggi su «castità e hijab» e la magistratura non ha alcun riguardo nell'applicarle. Jafari ha inoltre sostenuto che «alcuni» hanno oltrepassato tutte le linee rosse.
Una nuova minaccia contro le donne a Isfahan
Le parole del capo della giustizia di Isfahan non contenevano dettagli sul metodo di identificazione, sul numero di persone prese di mira o sulle pene previste. Tuttavia le dichiarazioni mostrano che la magistratura della Repubblica islamica, in piena guerra, crisi economica e ondata di esecuzioni di manifestanti, continua a considerare una priorità il controllo dell'abbigliamento delle donne.
La magistratura della provincia di Isfahan è stata negli ultimi mesi al centro della repressione, anche nel caso dell'esecuzione dei manifestanti di piazza Alikhani a Isfahan, in cui l'avvocato degli imputati ha detto che l'accusa di omicidio non era mai comparsa nella loro sentenza.
Le donne e l'hijab obbligatorio dopo la rivolta
Dalla rivolta «Donna, vita, libertà» del 2022, le donne iraniane abbandonano in numero crescente l'hijab obbligatorio nelle strade, e gli sforzi della Repubblica islamica per ripristinarlo — dalle pattuglie di sicurezza alle multe, ai sigilli alle attività commerciali e ai procedimenti giudiziari — finora non sono riusciti a fermare questa disobbedienza civile.

Il capo della giustizia di Isfahan ha annunciato l'inizio dell'identificazione delle donne che hanno abbandonato l'hijab obbligatorio.

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