Milad Balsini, attivista civile di origine turca di Tabriz, è in carcere da oltre 50 giorni. Voice of America in persiano, in un servizio esclusivo pubblicato nelle prime ore di domenica 11 ottobre 2026, ha riferito che l'accusa a suo carico è «collaborazione con i media ostili», un'etichetta che gli organi di sicurezza della Repubblica islamica applicano ai media liberi in lingua persiana all'estero.
Secondo l'organizzazione per i diritti umani Hengaw, il signor Balsini è stato arrestato da agenti dell'Intelligence nel perimetro della procura martedì 18 agosto 2026, dopo essersi presentato alla sezione 15 della Procura generale e rivoluzionaria di Tabriz per presentare la propria difesa, ed è stato trasferito in un luogo sconosciuto. Si era recato in procura in seguito a una citazione emessa circa 10 giorni prima. All'epoca Hengaw riferì che le autorità non avevano reso noti il luogo di detenzione, le condizioni fisiche né l'accusa.
I precedenti arresti di Milad Balsini
Secondo Hengaw, l'attivista civile era già stato più volte convocato e arrestato da organi di sicurezza e giudiziari. Il nuovo arresto subito dopo una sessione di interrogatorio è uno schema ripetutosi molte volte nei casi degli attivisti civili dell'Azerbaigian iraniano.
Criminalizzare il dialogo con i media liberi
Il caso del signor Balsini prosegue in un momento in cui la Repubblica islamica ha fatto del dialogo con i media indipendenti all'estero una delle principali accuse contro attivisti, giornalisti e cittadini. Anche nelle ultime settimane Majid Saeedi, noto fotoreporter, è rimasto senza notizie a un mese dall'arresto, e Mostafa Mehrayin, sociologo critico verso Ali Khamenei, è stato arrestato per scontare una condanna al carcere.

Milad Balsini è in carcere dal 18 agosto e l'unica accusa resa nota a suo carico è il contatto con i media liberi in lingua persiana.

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