Hamidreza Taraghi, membro del consiglio centrale del Partito della Coalizione islamica e figura vicina al nucleo del potere della Repubblica islamica, ha affermato in un'intervista a Euronews in persiano che il governo ha predisposto piani per contrastare un possibile attacco nucleare israeliano e che è stata anche emanata una direttiva di «azione preventiva». L'intervista è stata pubblicata sabato 10 ottobre 2026.
Taraghi ha detto che, se Israele avesse intenzione di compiere un attacco nucleare, la Repubblica islamica agirebbe prima, ma alla domanda se si riferisse a un attacco agli impianti di Dimona ha definito i dettagli riservati. Euronews ha sottolineato che queste affermazioni non sono state confermate in modo indipendente.
Ammissione: i negoziati con gli USA sono fermi
Nella stessa intervista, il membro del Partito della Coalizione islamica ha detto che i negoziati con gli Stati Uniti sono completamente fermi e che, a suo dire, il leader della Repubblica islamica non consente trattative dirette con Washington. Ha affermato che l'unico dialogo in corso è la consultazione con i paesi della regione sulle modalità di transito dello Stretto di Hormuz e che la situazione di «né guerra né negoziato» continuerà.
Le parole di Taraghi arrivano mentre il vicepresidente USA JD Vance ha indicato una reale riduzione della capacità di arricchimento come condizione per porre fine alla guerra e Donald Trump ha promesso di non attaccare l'Iran fino alle elezioni di metà mandato. Dopo questa promessa, alcuni intransigenti della Repubblica islamica avevano chiesto un attacco preventivo.
L'affermazione sulla deterrenza dell'uranio al 60%
Taraghi ha anche detto che la disputa principale non riguarda l'arricchimento ma il cambio di governo e ha sostenuto che, se la Repubblica islamica non avesse una scorta di uranio al 60%, sarebbe già stata colpita da un attacco nucleare. Eppure proprio quella scorta non ha impedito a Stati Uniti e Israele di avviare una guerra contro la Repubblica islamica nel febbraio-marzo 2026, una guerra che dura da più di sette mesi.
Secondo Euronews, prima degli attacchi del giugno 2025 l'Agenzia internazionale per l'energia atomica stimava la scorta di uranio al 60% della Repubblica islamica in circa 440,9 chilogrammi e la sua attuale ubicazione non è chiara. Israele non ha mai confermato né smentito ufficialmente di possedere armi nucleari.

Una figura vicina al nucleo del potere afferma che il leader della Repubblica islamica non consente negoziati diretti con gli Stati Uniti.

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